Amici dell’ospedale contro l’ipotesi privati

Gli interni dell’ospedale di Malcesine
Gli interni dell’ospedale di Malcesine

L’ospedale di Malcesine in mano ai privati? «Sarebbe una sconfitta per la politica e in particolare per le amministrazioni locali». A tornare sul tema aperto nei giorni scorsi dal consigliere regionale Stefano Valdegamberi è il gruppo degli «Amici dell’ospedale di Malcesine», che lo scorso ottobre hanno marciato dal paese dell’alto Garda fino a palazzo Balbi a Venezia, sede del presidente della Regione e della Giunta regionale, consegnando ai vertici politici regionali 3.500 firme raccolte per mantenere viva l’attenzione sulla struttura sanitaria di Val di Sogno. Gli esponenti del gruppo non hanno visto di buon occhio l’intervento di Valdegamberi, secondo il quale ci sarebbero alcune realtà private accreditate pronte a intervenire per un rilancio del centro ospedaliero gardesano e a partecipare a un eventuale bando aperto dalla Regione. «Non comprendiamo», afferma il gruppo, formato anche da operatori sanitari in forza al nosocomio melsineo, oltre che da cittadini del territorio, «le motivazioni per cui un consigliere regionale, sconosciuto alla comunità di Malcesine, si faccia paladino nei confronti di un ospedale che improvvisamente è diventato di così forte interesse, con enti privati che gli bussano alla porta per venire in aiuto di questo povero nosocomio snobbato da medici, infermieri, operatori socio sanitari e abbandonato al proprio destino». «Possibile che questi consiglieri che provengono da territori ben lontani dal lago di Garda, come la Val d’Illasi», si chiede il gruppo, «non abbiano mai un progetto di rilancio di un ospedale attraverso il servizio pubblico? Aprire l’ipotesi del privato rischia un effetto boomerang, creando ancora più incertezza e altra pubblicità negativa sull’ospedale. Noi crediamo nelle promesse dell’Ulss e dell’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin, che ha assicurato il mantenimento dell’ospedale e di quanto previsto nelle schede ospedaliere». L’Ulss 9 Scaligera in tal senso da una parte sta lavorando per cercare personale sanitario disposto a lavorare a Malcesine, dall’altra è in attesa che da Venezia arrivino i fondi per gli interventi strutturali. «Nella nostra Ulss», proseguono gli «Amici di Malcesine», «ne abbiamo avuto un esempio con l’ospedale di Villafranca che nel 2003 è bruciato e ora è a pieno regime. Per il Magalini i progetti e i soldi c’erano mentre per Malcesine ora sembra quasi che l’unica strada percorribile sia la privatizzazione. Lasciamo al pubblico la possibilità di intervenire su Malcesine». «Gli Amici dell’ospedale di Malcesine», dicono, «esprimono, come un malato terminale, un ultimo desiderio: presentare i nostri progetti reali e concreti alla quinta commissione Sanità in Regione per rilanciare l’ospedale pubblico di Malcesine. Perché la gestione privata dovrà essere solo l’ultima spiaggia, l’ultima alternativa alla chiusura». Alle critiche Valdegamberi replica sottolineando di essere «un consigliere in rappresentanza del Veneto e quindi anche del territorio veronese. A Malcesine sono andato diverse volte», sottolinea, «ho amici. Ho espresso solo il mio parere su quale possa essere una strada per dare un futuro alla struttura», precisa il consigliere regionale del Gruppo Misto. «Reputo Malcesine», ribadisce, «un luogo ideale per creare un centro di riferimento a livello nazionale e internazionale per la riabilitazione. Visto il mio ruolo, ragiono nell’interesse anche della Regione stessa e del suo bilancio, visto che Venezia spesso si appoggia a strutture lombarde o trentine per la riabilitazione post intervento, investendo fuori dal Veneto milioni di euro. Puntare su Malcesine vorrebbe anche far rientrare quelle spese». A ogni modo, rivelando come l’inserimento nelle schede ospedaliere dell’opzione di una gestione del privato sia partito anche da un suo suggerimento, il consigliere regionale si dice pronto al dialogo: «Io ho lanciato un’idea. Ma sono disponibile al confronto con altre proposte». •

Emanuele Zanini