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01.03.2020

Acqua dell’Adige nel lago Il caso finisce in Parlamento

Apertura dello scolmatore di Torbole: l’Adige entra nel lago
Apertura dello scolmatore di Torbole: l’Adige entra nel lago

L’onorevole Rosella Muroni, deputato di Leu-Sinistra italiana ha interrogato il ministro dell’ambiente sull’apertura dello scolmatore di Torbole. «La Provincia di Trento ha annunciato che ai primi di marzo la galleria di undici chilometri che collega Mori a Torbole verrà riaperta per effettuare prove di scarico e tenuta delle paratoie», ha scritto la deputata. «Il lago è un bene comune che va salvaguardato. Chiediamo al ministro se intenda promuovere un tavolo tecnico, coinvolgendo l'Autorità di bacino e tutte le istituzioni competenti, per valutare se sussistano i presupposti per rinviare o fermare l'apertura dello scolmatore e individuare soluzioni diverse nel bacino dell'Adige per evitare, in futuro, di aprire lo scarico». Intanto anche gli ambientalisti si dicono contrari all’apertura della galleria Adige-Garda. «Con i cambiamenti climatici dovremo fare l’abitudine alle piene dell’Adige. Ma ciò non significa che dobbiamo abituarci a vedere scaricare nel Garda milioni di metri cubi di acqua, la cui qualità e temperatura sono diverse da quella del lago». A scendere in campo è l’ambientalista Giuseppe Campagnari. Ingegnere originario di San Zeno di Montagna, di cui è stato anche sindaco e assessore comunale, dagli anni Settanta è schierato per la limitazione alla navigazione a motore sul lago, contro l’attuale collettore che, in caso di piogge, attiva gli sfioratori e riversa acque sporche nel lago e contro la distruzione delle spiagge, oltre che contro l'attraversamento sublacuale dei tubi fognari. Insomma, una posizione netta, quella di Campagnari, che collabora con Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona ed ex-presidente di Legambiente. Dopo la lamentela della Comunità del Garda formalizzata dal segretario generale, Pierlucio Ceresa, e l’ancor più dura posizione di Angelo Cresco, presidente di Ags, anche Campagnari rincara la dose nei riguardi del Servizio Bacini Montani della Provincia di Trento. «L’iniziativa ha impatti ambientali non adeguatamente valutati ed è scarsamente motivata visti i livelli del fiume e l'assenza di qualsiasi emergenza in corso», ha detto. «La differenza di temperatura tra fiume e lago possono creare effetti negativi sull'ecosistema lacustre con modifica della composizione chimico-fisica delle acque, senza contare lo scarico di materiali. Effetti ecologici che si protrarranno per mesi, come ha già dimostrato l'esperienza di fine ottobre 2018 quando, aperto lo scolmatore e scaricati 17 milioni di metri cubi d’acqua sporca e detriti dall’Adige al Garda, una chiazza limacciosa di diversi chilometri era arrivata a Riva, Limone, Malcesine e fin quasi a Brenzone, intorbidendo il lago per almeno due mesi». E conclude: «Il lago pulito è un bene comune che va salvaguardato. Secondo uno studio del 2013 della Camera di Commercio di Verona, il valore indotto dalle attività legate al turismo supera per il Garda il miliardo di euro anno. È quindi evidente che le prove di scarico dello scolmatore vanno rifiutate da sindaci, da Ags e dalla Comunità del Garda insieme con la Provincia di Verona. Si dovrebbero valutare tutte le possibili azioni per fermare l'apertura e studiare soluzioni diverse per evitare in futuro anche di aprire lo scarico a lago in caso di piena». Senza considerare che, come aveva detto Cresco nei giorni scorsi, «molti Comuni veneti e lombardi della riviera o del primo entroterra bevono l'acqua del lago». Resta ora da vedere se il pressing sulla Provincia di Trento farà ridurre, come chiesto con lettera ufficiale a firma di Cresco, di Mariastella Gelmini (presidente della Comunità del Garda), Mario Bocchio (presidente di Garda Uno) e Giovanni Peretti (presidente di Ats), l’apertura dello scolmatore, tra lunedì e venerdì, a una sola giornata e col minimo dello scarico invece dei 50 metri cubi d’acqua al secondo massimi previsti. •

G.M.
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