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23.04.2019

Abusi edilizi, processo ai tecnici del Comune

L’area che sbocca sul lago davanti al Taki residence hotel a Brenzone FOTO PECORA
L’area che sbocca sul lago davanti al Taki residence hotel a Brenzone FOTO PECORA

Lavori di ampliamento effettuati in difformità da quello che era il permesso a costruire e in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico oltre che dichiarata «di notevole interesse pubblico». Irregolarità accertate nell’aprile 2014 che, stando all’ipotesi del pm Beatrice Zanotti, comportarono per il Taki Residence Hotel di Brenzone il vantaggio di mettere a disposizione dei clienti una porzione maggiore di spiaggia davanti alla struttura turistica. Abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale oltre a una serie di abusi edilizi legati non solo al rifacimento delle sponde ma anche alla sistemazione della passeggiata e all’inserimento di un tratto di percorso della ciclabile nell’area davanti al Residence in località Salto le ipotesi d’accusa contestate, a vario titolo a cinque persone. Un’indagine condotta dal Corpo forestale dello Stato che è diventata un processo iniziato davanti al collegio presieduto da Sandro Sperandio a carico di due tecnici comunali, Luciano Beghini di 47 anni e Alessandro Isotta di 54, rispettivamente responsabile dell’Ufficio edilizia privata e responsabile dell’Ufficio lavori pubblici di Brenzone, del legale rappresentante del Taki residence hotel, Michele Veronesi di 53 anni, di Gianfranco Quinternetto e Davide Lorenzi rispettivamente esecutore delle opere e direttore dei lavori. Stando all’impianto dell’accusa i lavori di rifacimento effettuati in località Salto e riferiti all’Hotel vennero autorizzati dai due tecnici con una procedura illegittima. E cioè, come riporta il capo di imputazione, «veniva omessa l’adozione della procedura prevista dalla legge (approvazione del progetto preliminare in giunta, in commissione ambientale e da parte della Soprintendenza, richiesta al Genio civile concessione demanio idrico e la concessione di occupazione del demanio lacuale)». Inoltre per il pm non vennero chieste e ottenute le concessioni oltre che il nulla osta al demanio, l’approvazione della variante urbanistica fu presentata dopo la realizzazione delle opere e venne adottata la procedura semplificata per il nulla osta paesaggistico nonostante i lavori non riguardassero il «”ripristino e adeguamento funzionale di manufatti in difesa dalle acque delle sponde dei corsi d’acqua e dei laghi”». Una serie di irregolarità riscontrate nell’esecuzione dei lavori che però proseguirono. Beghini per l’accusa non adottò l’ordinanza di sospensione e nella proposta di accoglimento trasmessa alla Soprintendenza «attestò falsamente la conformità delle opere alle norme urbanistiche nonostante il 9 aprile avesse accertato che erano difformi dal progetto». E in pratica, stando a quanto poi documentarono gli uomini della Forestale nel giugno del 2014, i lavori erano consistiti nell’avanzamento di circa 6 metri del pennello sul lato nord dell’hotel che consentì di «guadagnare» una superficie di 35 metri quadrati. Inoltre la scogliera era stata allargata di 40 centimetri senza il parere della Soprintendenza e nella fascia di rispetto idraulico e idrico. Ma mancavano i nulla osta del Genio e del commissario ad acta per la gestione del demanio. •

Fabiana Marcolini
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