La storia di una famiglia di Pacengo

Nina, a un anno d'età salva la vita al fratello: «Le sue cellule hanno ridato speranza a Lorenzo»

Lorenzo, affetto da una malattia genetica, è guarito grazie a un trapianto
Sara e Flavio Tessari con i loro due bambini, Lorenzo e Nina (Foto Pecora)
Sara e Flavio Tessari con i loro due bambini, Lorenzo e Nina (Foto Pecora)
Sara e Flavio Tessari con i loro due bambini, Lorenzo e Nina (Foto Pecora)
Sara e Flavio Tessari con i loro due bambini, Lorenzo e Nina (Foto Pecora)

Una festa per Lorenzo al campo sportivo di vicolo Croce Papale a Pacengo. Sarà sabato 3 settembre ed è aperta a chiunque voglia partecipare: inizierà alle 10 e durerà per tutto la giornata con i gonfiabili, il truccabimbi, le sculture di palloncini e la partecipazione dei Clow dottori dell’associazione “Il sorriso arriva subito”. E poi ci saranno Prezzemolo, la mascotte di Gardaland, uno spettacolo con il mago Riccardo, i giochi in legno della cooperativa Hermete Ludobus e la possibilità di fermarsi agli stand enogastronomici. Il ricavato sarà donato al reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale di Borgo Trento.

«Con la locandina di “Amatori in corsia” annunciamo la festa per Lorenzo», spiega Flavio Tessari, 44 anni, papà di Lorenzo, «perché sono stati proprio gli amici del calcio di Pacengo a insistere per organizzare la festa dedicata a mio figlio a un anno dal trapianto di cellule staminali ematopoietiche ricevute dalla sorellina Nina, che ha poco più di un anno».

È con gli occhi lucidi per la commozione che papà Flavio racconta quanto ha vissuto la sua famiglia, i due piccoli e la moglie Sara, 36 anni, dopo la scoperta della malattia rara del figlio Lorenzo. Oggi il bambino ha quattro anni, ma il suo calvario è iniziato a pochi mesi di vita con la comparsa del rigonfiamento di un linfonodo nel collo. «Ci siamo precipitati all’ospedale di Bussolengo», spiega Flavio Tessari, «e sono iniziate le prime cure, i primi tentativi di intervenire chirurgicamente. Siamo rimasti in ospedale cinquanta giorni. Tutto sembrava in via di risoluzione, ma non era così», continua. «C’è stato un secondo ricovero alla clinica Pederzoli a Peschiera nell’autunno del 2019 per la presenza di un secondo linfonodo infiammato nell’area del petto». Poi ancora ospedali. «Siamo stati in quello di Negrar per più di tre settimane per fare ulteriori accertamenti», prosegue il padre del piccolo. «Infine siamo andati all’ospedale di Borgo Trento nel reparto di Oncoematologia pediatrica: qui ci è stato detto che nostro figlio soffriva di Granulomotosi cronica, ovvero di una malattia genetica che colpisce i globuli bianchi, impedendo la difesa dalle malattie. Ci siamo ritrovati sotto una tempesta».

Nel frattempo la situazione della famiglia si complica ulteriormente. La mamma di Lorenzo si scopre incinta. Il tarlo della possibilità di una trasmissione della malattia anche al nuovo nascituro opprime tremendamente i genitori. L’attesa della nascita del secondo bambino, che poi sarà una bambina, è un periodo di grande trepidazione e tensione per i due coniugi. Intanto per Lorenzo continuano le cure e i genitori si affidano a Simone Cesaro, primario di Oncoematologia pediatrica a Borgo Trento. «E ci si è messa anche la pandemia», prosegue papà Tessari, «e tutto ovviamente diventava più difficile. Ma noi, Lorenzo in testa, non abbiamo “mollato” di un centimetro. Nemmeno mia moglie, da buona calabrese, non demordeva. Ha portato a termine la gravidanza, nonostante “previsioni tempestose”. Nel 2020 in pieno Covid è nata Nina, che è diventata la nostra eroina».

Per guarire Lorenzo occorreva un trapianto di cellule staminali compatibili e la miglior compatibilità solitamente c’è con i fratelli. Nina era piccolissima, ma di fatto era idonea. E anche una quantità non eccessiva di cellule staminali poteva bastare a Lorenzo per tentare di guarire. Era il 21 settembre 2021, il giorno del trapianto. «La tensione era altissima per la doppia preoccupazione», racconta il padre dei due fratellini, «ma il dottore Cesaro ci ha assistiti, guidati e compresi, accompagnandoci in questo cammino. E pare davvero che ce l’abbiamo fatta, che Lorenzo possa finalmente giocare con gli altri bambini, fare le stesse cose, andare all’asilo, compiere gli atti normali di una vita normale. Cosa che fino ad ora non è mai stata possibile per lui». Aggiunge commossa la mamma: «Nina è stata la nostra eroina, la nostra salvezza, guai se non fosse nata, perché le sue cellule hanno dato nuova speranza a Lorenzo. E tanta fiducia e voglia di andare avanti a noi due genitori. «Ci abbiamo messo tanta forza, tanta voglia di superare questa montagna da scalare, tanto amore», prosegue. «E dobbiamo ringraziare tante persone, in primis i nonni, i parenti e tanti amici che ci hanno sostenuti». E aggiunge: «Pacengo ci è vicina, ce lo ha dimostrato e ce lo sta dimostrando anche adesso con questa festa per Lorenzo che a un anno dal trapianto sta finalmente facendo la vita dei suoi coetanei».

Sergio Bazerla