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10.07.2019

Storica visita ufficiale alla baita del presidente nazionale alpini

Visita storica di Sebastiano Favero, presidente nazionale dell’Associazione alpini (Ana), alla baita di Illasi, di ritorno da Milano. Era accompagnato da una parte del consiglio, con i presidenti delle maggiori sezioni provinciali (Milano, Bergamo, Brescia, Trento, Vicenza, Savona e naturalmente Verona con Lucio Bertagnoli). «Insieme rappresentano l’80 per cento dei 350mila alpini sparsi nel mondo», ha sottolineato il vicepresidente vicario e consigliere nazionale Alfonsino Ercole, che di questa visita è stato il regista. Favero ha potuto festeggiare così, con il buon cibo della baita e l’ottimo vino della valle, l’avvio del suo terzo triennio alla guida delle Penne Nere. Ad accogliere gli ospiti, un folto gruppo di alpini illasiani, con il capogruppo Roberto Viviani e il sindaco Paolo Tertulli, la madrina Donata Carlotti, la moglie e la figlia di Silvio Bonamini, storico capogruppo recentemente scomparso e al quale è intitolata la baita, in condivisione con il fondatore, il capitano Pietro Carlotti. I loro nomi figurano sulla facciata dell’edificio inserito nella proprietà della settecentesca villa della nobile famiglia Carlotti. Ma perché proprio Illasi? «Perché questa è terra di alpini e al gruppo va riconosciuto il merito dei suoi 91 anni di fondazione», ha esordito Ercole, senza nascondere la soddisfazione di aver fatto la proposta che ha dell’eccezionale perché sono 4.224 i gruppi alpini sparsi nel mondo e se anche il presidente volesse visitali tutti per un giorno, non gli basterebbero undici anni. Un privilegio dunque che lo storico gruppo illasiano si tiene ben stretto e che ha fatto da cornice al festeggiamenti per il rinnovo dell’incarico. «C’è carne al fuoco per il prossimo triennio», hanno riconosciuto Favero ed Ercole, «a partire dall’accordo con la Protezione civile per un riconoscimento dell’attività dei nostri volontari. Siamo ancora presenti in territori dove ci sono state delle calamità, solo nelle Marche ci sono una decina di nostri cantieri aperti». «Altra questione sul tavolo è la convenzione con lo Stato maggiore dell’Esercito e il Comando Truppe Alpine di Bolzano per l’utilizzo del nostro ospedale da campo nel quale mettiamo a disposizione diverse professionalità. Gli alpini ci sono sempre, come dimostra la presenza in Cadore per il taglio degli alberi abbattuti dal fortunale dello scorso ottobre», ha rimarcato Ercole. Il presidente Favero guarda avanti: «L’impegno fondamentale è per il nostro futuro associativo: dobbiamo prendere le decisioni giuste per garantire il secondo secolo di vita all’Ana. Su questo mi sono impegnato e spero di portare a compimento. Ricordo i nostri obiettivi per i giovani», ha proseguito Favero, «l’attenzione per loro e la costituzione di un corpo ausiliario alpino e di un ritorno al servizio militare obbligatorio perché i giovani possano prendere coscienza di cosa voglia dire essere impegnati e saper dare prima di ricevere». L’aspetto negativo di tutto questo «è la burocrazia che ci tarpa le ali», ha lamentato il vicepresidente vicario Ercole, portando l’esempio dell’università di Camerino dove 13mila studenti sono ancora accampati in attesa di una firma che sblocchi i lavori di ricostruzione dopo i danni del terremoto e che gli alpini sono pronti a portare a termine «perché se in quel luogo restano gli studenti, resta la vita di tutta la comunità». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

V.Z.
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