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26.10.2019

Scoperto Durello, il pesce senza famiglia

Roberto Zorzin mostra il fossile «Quasinectes durello», conservato al Museo di Storia naturale di Verona FOTO MARCHIORI
Roberto Zorzin mostra il fossile «Quasinectes durello», conservato al Museo di Storia naturale di Verona FOTO MARCHIORI

Un pesce fossile di nuovo genere e nuova specie vissuto nel mare pietrificato di Bolca e «battezzato» Quasinectes durello è l’eccezionale scoperta scientifica a firma dei ricercatori Alexandre Bannikov dell’Accademia di Scienze di Mosca e Roberto Zorzin del Museo civico di Storia naturale di Verona. La scoperta è avvenuta durante lo studio di alcuni fossili della collezione del Museo civico di Storia naturale di Verona estratti dalla Laguna Eocenica di Bolca quarantun’anni fa, nel 1978. Lo scheletro fossilizzato del pesce, riemerso dal sito paleontologico del Monte Postale, è ora salito alla ribalta della cronaca scientifica grazie a indagini con tecnologie di ultima generazione che con la massima precisione hanno identificato le caratteristiche scheletriche, pubblicate su Miscellanea Paleontologica. Ciò che stupisce del preistorico pesciolino «senza famiglia» è la bocca spalancata nella disperazione di un’asfissia che lo ha colto, circa 50 milioni di anni fa, nelle calde acque dell’Oceano della Tetide, il mare che si estendeva dal Nord Africa alle Filippine e al Giappone, separando l'Africa settentrionale dall' Europa e dall'Asia. E la straordinarietà della scoperta è che Quasinectes durello, vissuto nel periodo geologico dell'Eocene medio, non è appunto collocabile in nessuna categoria ittica conosciuta ed è perciò stato inserito nell’ordine dei Perciformi, il maggiore fra tutti gli ordini dei pesci vertebrati. Quasinectes durello è piccolino, assolutamente sconosciuto ai paleontologi, ma così grintoso e combattente da essersi meritato dai i suoi scopritori il nome «Durello». Esemplare unico, dopo 50 milioni di anni d’oblio nelle viscere eoceniche di Bolca, è ora finito sotto i riflettori della scienza e il nome Durello, il vitigno autocnono che produce l’omonimo vino dal carattere vulcanico e unico al mondo, dunque suo pari, è destinato a procurargli notorietà a 360 gradi. Sono entrambi parte degli infiniti misteri di un mare preistorico che ha dato origine al territorio vulcanico della Valle d’Alpone, una valle tutta veronese a ridosso di quella vicentina, con le sue preziose unicità come i fossili e i vitigni del Durello che nei secoli scorsi solo pochi conoscevano e apprezzavano, e ora vocati a diventare Sito Unesco, in funzione della candidatura del patrimonio geopaleontologico della vallata: «La Val d’Alpone Paesaggio del Cenozoico». Entusiasta Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio Tutela Vini Lessini Durello Docg, per il nome scientifico Quasinectes durello dato al pesce fossile scoperto dai ricercatori del Museo di Storia naturale di Verona fra cui Roberto Zorzin, conservatore della sezione di Geologia e paleontologia del museo e componente dell’Associazione temporanea di scopo Val d’Alpone, faune, flore e rocce del Cenozoico. «Il Durello», dichiara Lorenzoni, «è diventato negli anni un fortissimo marcatore territoriale, orgoglio e punto di valore dell’ Ecomuseo diffuso della Val d’Alpone candidato Patrimonio Unesco, secondo il progetto sviluppato da Ats con Giamberto Bocchese». •

Mariella Gugole
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