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16.04.2019

La voce degli olivi e dei bimbi «Non fate male alla terra»

Il via lo ha dato la voce di un piccolo olivo, un suono trasmesso a una app e amplificato. A quella voce si sono aggiunti strumenti musicali antichi e moderni, flauti, gong, chitarre, arpa e saxofono, violini, violoncelli e pianoforte, fisarmoniche e chitarre, alla fine anche la voce umana per un concerto improvvisato e inedito, mai ascoltato e non più ripetibile, una rarità che ha dato vita al flash mob organizzato come gesto solidale verso i quattro olivi avvelenati con il gasolio sulle colline di Tregnago. Per il tempo incerto, l’iniziativa, anziché nell’oliveto violato, si è tenuta nella medioevale chiesa della Disciplina. Davanti a due giovani olivi in vaso che sostituiranno due dei quattro che stanno morendo, si sono esibiti artisti e poeti. Per primi i bambini degli istituti comprensivi di Tregnago e Bosco Chiesanuova dove insegna Emanuele Zanfretta, proprietario con la compagna Giovanna dell’oliveto. Sono state un migliaio le cartoline disegnate e inviate dai bambini con i loro messaggi di solidarietà alle piante, di invito al rispetto della natura e di ascolto della voce del futuro che è quella dei piccoli e degli alberi «gli unici che ci danno l’ossigeno e a cui non bisogna fare del male», ha scritto Gabriele di terza. Sotto il palco lo scultore degli alberi Mauro Ferrari stava accanto a un simbolico intreccio fra radici e mani appena in un tronco di ciliegio, sopra si alternavano suoni e voci, tra un preludio di Bach, la fisarmonica e il canto. Matteo Zenatti ha coinvolto il pubblico in una melodia antica di trovatori. Finale con canone di Pachelbel e l’interpretazione solista accompagnata alla chitarra di Marta Merzari di «Il vecchio e il bambino» di Guccini. Alessandro Anderloni ha cantato con alcuni del coro La Falìa, citando don Alberto Benedetti, il prete dei castagnari e padre David Maria Turoldo e la loro passione per la terra: «Siamo qui per dire che gli alberi c’erano prima di noi e ci resteranno anche dopo. Pianteremo sempre castagnari e olivi, perché oggi è primavera». «Grazie a quanti si sono indignati di fronte a un gesto così orribile», ha detto Zanfretta, ricordando che «il senso di condividere questo momento è per sentire che tanti altri agiscono in maniera diversa mettendo in pratica tanti piccoli gesti. Cerchiamo di fare la pace con la terra anche attraverso al musica e l’arte. Facciamo sentire la nostra indignazione, come quel bambino che ha scritto sulla cartolina “Vattene” verso l’anonimo avvelenatore, con il quale non potremmo condividere questa terra». Don Nicola Giacomi ha letto alcuni passi dell’enciclica «Laudato si’» di papa Francesco, citando «sorella terra che protesta per il male che le provochiamo con l’uso irresponsabile e l’abuso dei beni che Dio ha posto in lei». Vito Massalongo, presidente di Curatorium Cimbricum Veronense ha parlato dell’antica cultura del bosco che salva e il sindaco Simone Santellani ha sostenuto l’iniziativa perché «l’avvelenamento è stata un’azione contro il territorio, contro un albero simbolo. Questo fatto non va limitato a questione privata ma deve essere un motivo di unione di tutta una comunità. Da questo caso nascerà un messaggio di rinnovata comunione col territorio». •

V.Z.
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