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01.06.2019

Addio a Pietro Giuliari Scampò alla strage della Divisione Acqui

I funerali di Pietro Giuliari: avrebbe compiuto 99 anni in ottobre
I funerali di Pietro Giuliari: avrebbe compiuto 99 anni in ottobre

Chiesa parrocchiale di Illasi affollata per l’ultimo saluto a Pietro Giuliari, che avrebbe compiuto 99 il prossimo ottobre, nato e vissuto ad Illasi, uno degli ultimi «nonni» della gloriosa Divisione Acqui, iscritto alla sezione di Verona dell’Associazione nazionale Divisione Acqui della quale è stato anche vice presidente provinciale. Ad accompagnarlo per l’ultimo saluto i figli Fernando e Loretta, con le loro famiglie, parenti, amici e conoscenti, oltre a una folta rappresentanza delle associazioni alpini e combattenti e reduci, con i labari e i vessilli a lui tanto cari. Commovente l’accorato saluto degli amati nipoti, la lettura della preghiere dei soldati caduti e gli squilli di tromba, che hanno suonato il «silenzio» in suo onore, mentre sulla bara, accanto ai fiori, era stato deposto il fazzoletto della Divisione Acqui e un Tricolore per il quale «nonno Pietro» aveva combattuto e sofferto la perdita di moltissimi amici e commilitoni. Sotto le armi lo chiamavano «bambino» perché era al fronte a 19 anni e quattro mesi, inquadrato nell’8° nucleo chirurgico del IV reparto di Sanità. Dall’interno dell’ospedale di Cefalonia visse la drammatica esperienza del bombardamento aereo tedesco sulla città greca, per indurre gli italiani alla resa e fu testimone degli eccidi che ne seguirono, senza rispettare i trattati internazionali che avrebbero dovuto tutelare i prigionieri disarmati e inermi. Nessuno doveva essere risparmiato e finirono al muro anche i soldati feriti e prelevati dai letti dell’ospedale. Questa la sua lucida testimonianza di quei drammatici giorni: «Dopo aver fucilato i soldati feriti, arrivò anche il turno dei medici e degli infermieri. Eravamo schierati sul piazzale, pronti per l’esecuzione e suor Maris Stella Longhino si avvicinò a me e mi fece baciare il suo crocefisso. Improvvisamente dalla finestra dell’ospedale, si affacciò un ufficiale tedesco, ferito in combattimento, che qualche giorno prima avevamo curato e al quale avevamo purtroppo dovuto amputare un braccio. Inaspettatamente diede il contrordine di risparmiarci e di rimandarci al lavoro, nei corridoi dell’ospedale da campo n° 127. È stato un gesto di riconoscenza nei nostri confronti, anche se un po’ tardivo, perché era presente nelle corsie dell’ospedale, quando ci spintonavano fuori in cortile per l’esecuzione, ma non disse una parola... aspettò fino all’ultimo secondo per risparmiarci!». Alla liturgia funebre era presente anche il presidente della sezione di Verona dell’Associazione nazionale Divisione Acqui Claudio Toninel, con il labaro provinciale, che ha brevemente rievocato la sua triste avventura bellica e portato il saluto dell’associazione.

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