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15.08.2019

A 98 anni è ancora idonea alla guida

La signora Tanara davanti alla sua Citroen C1: potrà guidare fino a 100 anni
La signora Tanara davanti alla sua Citroen C1: potrà guidare fino a 100 anni

A 98 anni (ne compirà 99 a dicembre) ha ritirato la sua patente di guida valida fino al compimento del centesimo anno, superando brillantemente la visita medica. Chiara Maria Tanara, per tutti Cicina, è nata a Milano ma trascorre ogni estate da sempre a Illasi dove il nonno materno, Cesare Storari, celebre medico veronese, aveva la casa di campagna e dove aveva acquisito un’altra casa, in località Domegiano, per la figlia Angelina e dove tuttora Cicina vive. È arrivata da Milano con la sua Citroen C1 «guidata dalla figlia, perché non mi fido a uscire con l’auto dalla città», precisa. L’esame, dopo i controlli per vista e udito, è stato un lungo colloquio con il medico che doveva rilasciare il nulla osta: «Penso volesse capire se ci stavo con la testa, perché mi ha fatto parlare a lungo e alla fine si è convinto», precisa. Il problema è stato raccontarlo in famiglia: «Sapevo che non avrei avuto difficoltà alla Motorizzazione, ma in casa è un altro discorso. Mi sono presentata da sola con la mia auto all’esame per il rinnovo. Il primo pensiero, uscita dallo studio del medico, è stato quello di doverlo raccontare ai figli», ammette, «ma ci tengo alla mia libertà ed è uno dei motivi che mi tiene viva». I figli sono cinque professionisti (Michele ingegnere, Cristina e Luca medici, Chiara insegnante di matematica e Giovanni avvocato): «In famiglia sono seguita da sei medici, tra figli e nipoti, ma sono indisciplinata: obbedisco solo per la pastiglia per la pressione, per il resto faccio di testa mia», confessa. Un carattere forte, una mente lucidissima e una vitalità sorprendente. Per l’intervista ci aspetta nell’orto mentre sta raccogliendo peperoni, alla faccia dell’artrosi che affligge tanti, anche ben più giovani. «Torno a Illasi ogni estate, anche se sono nata e vivo per il resto dell’anno a Milano dove mia mamma Angelina conobbe mio papà Attilio Tanara, vicentino trapiantato nella città della Madonnina. Sono molto legata al paese anche perché siamo sfollati qui negli anni della guerra». I ricordi si fanno vivi: dai tedeschi che dalla sua cantina avevano portato via i salumi, mente il padre li inseguiva furioso e fu salvato proprio da Cicina che lo trattenne a forza; agli inglesi, una decina, che si stabilirono nella loro casa lasciando alla partenza in ricordo un cavallo che divenne per anni l’attrazione di tutti i ragazzi del paese. Non sono stati anni facili, con Cicina che studiava Lettere a Milano, dove si laureò nel 1943, «presenti alla discussione della tesi su Verona e la questione della liberazione del Veneto, solo io, il professore relatore e mio padre che mi aveva accompagnato per riportarmi poi subito a Illasi». Nel dopoguerra si diede per un paio d’anni all’insegnamento, ma dopo il matrimonio con l’avvocato Angelo Fumarola sospese il lavoro fuori casa per concentrarsi sulla famiglia. «Ho avuto un marito meraviglioso, che mi ha voluto molto bene, avvocato capace che ha aiutato moltissime persone. È morto a 82 anni e oggi io continuo il suo volontariato alla Piccola Opera della divina Provvidenza di don Orione. L’auto mi serve anche per andare e venire da lì, senza dover dipendere da nessuno dei figli e dei miei 11 nipoti che sono la mia grande gioia», sottolinea. Ma alle soglie del secolo come fa a conservare tanta vitalità e iniziativa? «Credo sia la natura della mia mamma, che mi ha insegnato a vedere il mondo sempre in maniera positiva», conclude. •

Vittorio Zambaldo
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