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10.02.2020

Protezione dell’Ue per le ciliegie La pratica subisce una pausa

Cassette di ciliegie coltivate nella Val d’Alpone
Cassette di ciliegie coltivate nella Val d’Alpone

Da Igp specifica a sottozona di un’Igp che comprende tutta la provincia: alla proposta avanzata da Coldiretti, la Val d’Alpone dice «ni». Ad un passo dalla presentazione in Regione della documentazione destinata all’Unione europea per l’assegnazione dell’Indicazione geografica protetta Ciliegia della Val d’Alpone, l’iter avviato e sostenuto economicamente dai Comuni di Montecchia di Crosara, Vestenanova, San Giovanni Ilarone, Roncà, Soave e Monteforte d’Alpone, assieme all’Associazione cerasicoltori di Montecchia e la Coldiretti, si mette in pausa. «Uno stop temporaneo», chiarisce Lorenzo Ruggeroni, sindaco di Roncà che è stato indicato come capofila dei sindaci in questa fase di concertazione. «Coldiretti ha aperto un tavolo di lavoro per un nuovo disciplinare che comprenda tutta la provincia e che dunque potrebbe portare ad un unico disciplinare Igp con due sottozone, cioè quella della Val d’Alpone e la parte rimanente della provincia, e su questo abbiamo cominciato a riflettere», spiega. Dopo quell’incontro ce ne sono stati altri ristretti alla Val d’Alpone e a breve ce ne saranno altri due: «La possibilità di allargare la zona, aumentando dunque la produzione, è positiva, perché rende disponibile un quantitativo adeguato di ciliegie Ipg ma secondo noi l’allargamento va limitato alla zona a Nord del tracciato autostradale. Nella parte a Sud», aggiunge Ruggeroni, «è più difficile ragionare di storicità e non ci sono colline». Questa, in sostanza, è la controproposta che ha trovato d’accordo la Val d’Alpone e che verrà avanzata a breve alle amministrazioni civiche dei Comuni a Nord. «La valutazione va fatta anche alla luce dei costi di produzione perché produrre in collina o in pianura non è la stessa cosa e non sarebbe corretto equiparare le cose». Ruggeroni per mestiere si occupa di commercializzazione della frutta, «e lo so bene che il pericolo di una zona molto ridotta è che il prodotto diventi di nicchia ma la specificità non può essere per questo sacrificata come, del resto, l’enorme lavoro di ricerca sulla storicità che negli ultimi anni è stato portato avanti. Siamo possibilisti con questa via di mezzo», considera ancora, «ma a patto che i tempi siano brevi, la zona sia limitata, venga individuata una sottozona specifica». Se ne discuterà e l’ultima parola sarà lasciata, poi, ad un incontro ristretto in Val d’Alpone, territorio dove più di qualcuno si interroga sull’iniziativa di Coldiretti ad un passo dalla presentazione dei documenti (compreso l’elenco della varietà ed una bozza di disciplinare di produzione messo a punto con l’Associazione interregionale produttori olivicoli, Aipo) che, alla fine di anni di lavoro, tra qualche mese avrebbe potuto vedere assegnare il via libera provvisorio all’utilizzo dell’indicazione Igp che con la stagione 2021 sarebbe in vigore. «Stiamo dialogando con i diversi territori veronesi che producono ciliegie per trovare la risposta migliore che rispetti le eccellenze di ciascuno e, allo stesso tempo, valorizzi le produzioni locali sui mercati», spiega Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona, «e per questo stiamo organizzando una serie di incontri tra le aree territoriali per definire una possibile proposta di disciplinare condivisa, secondo le esigenze e le particolarità di ciascuno. È ancora presto per fare previsioni sulla soluzione e sulle tempistiche ma di sicuro il sistema delle indicazioni geografiche rappresenta ormai una realtà solida dell’economia agroalimentare locale e italiana in grado di valorizzare il nostro modello di agricoltura nelle sue distintività produttive e territoriali, dove l’origine e la qualità dei prodotti sono elementi fondanti. Riteniamo quindi importante il percorso in atto», conclude, «per dare valore e futuro alle ciliegie veronesi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Dalli Cani
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