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08.04.2019

Da 40 anni fa il medico nella foresta

Mariella Anselmi, impegnata in una visita medica a una bambina
Mariella Anselmi, impegnata in una visita medica a una bambina

Quarant’anni in foresta per il medico montefortiano premiato dall’Organizzazione mondiale della sanità: all’esperienza da missionaria laica di Mariella Anselmi la parrocchia di Monteforte ha voluto dedicare alcuni appuntamenti, compresi alcuni incontri con gli studenti del paese. È così che Monteforte, il suo paese, ha scoperto di avere una concittadina che è stata la pioniera del sistema di assistenza sanitaria nella regione di Esmeraldas, in Ecuador e che per questa ragione, assieme allo staff che lei stessa ha creato (50 volontari per 140 comunità), è stata premiata alla fine del 2018 dall’Organizzazione mondiale della sanità per essersi inventata il sistema sanitario di base a Borbon. Lo aveva deciso a 28 anni che la sua laurea in medicina fosse un modo concreto per fare giustizia sociale e restituire dignità a migliaia di uomini, donne e bambini: un impegno che porta avanti anche oggi, sebbene in pensione, anche attraverso i progetti Aiuta un bambino a nascere e Aiuta un bambino a crescere che sono stati sostenuti per la festa del suo quarantesimo. Era il 15 marzo del 1979 quando Mariella lasciò Monteforte con destinazione Esmeraldas, regione e provincia dell’Ecuador: lo aveva deciso qualche anno prima che sarebbe stato medico in America latina, negli anni di volontariato con il Gruppo missionario della parrocchia che si occupava della raccolta di ferro e carta proprio a sostegno delle aree più povere del mondo. Grazie alla testimonianza del francescano montefortiano Pierluigi Bolla aveva scoperto il cantone di Muisne, in Ecuador, in nome del quale in parrocchia venne organizzato un gruppo di volontari. Una volta conquistata la laurea Mariella lavora due anni in tutti i reparti dell’ospedale Zavarise Manani di San Bonifacio per mettere insieme quelle competenze necessarie per partire per Borbon, un paesino della provincia di Esmeraldas, con il Movimento laici America latina. Quando ci arriva trova una realtà iper frammentata in 140 villaggi che si affacciano su tre grandi fiumi e che sono raggiungibili solo via canoa dopo viaggi che possono durare mezz’ora ma anche un giorno intero. Trova popolazioni affidate alla buona volontà di qualche infermiere ed inizia così la sua rivoluzione, quella che parte dall’idea di responsabilizzare la popolazione locale mettendola al centro dell’intervento umanitario prima che sanitario. Comincia a formare operatori sanitari volontari ed infermieri locali fissando un calendario regolare di visite e vaccinazioni e attivando un vero e proprio sistema formalizzato nell’accordo stretto tra popolazioni locali e Vicariato apostolico di Esmeraldas, dove dalla fine degli anni Ottanta, chiamata dal Vescoco Marcello Bartolucci, la dottoressa Anselmi si trasferisce. Quell’accordo dà vita a dei micro ambulatori lungo i tre fiumi e la possibilità di avere accesso ai farmaci. La rete che mette insieme comunità locali, personale infermieristico volontari e medici messi a disposizione dal ministero della Sanità è pronta e solo qualche anno dopo l’esperienza pilota del medico montefortiano diventa la base della riforma sanitaria del Paese. La foresta da luogo inaccessibile diventa area di tirocinio obbligatorio per chi, in Ecuador, decide di studiare medicina. Nasce in quegli anni il Cocomet, Centro di epidemiologia comunitaria e medicina tropicale che unisce l’istituto Mario Negri di Milano ed il Centro di malattie tropicali di Negrar e che ha esportato il metodo Anselmi anche in Bolivia e in Burkina Faso. Anselmi, che nei dieci anni in cui ha lasciato l’Ecuador per assistere il padre è stato vice primario del Centro di malattie tropicali dell’ospedale di Negrar, è stata premiata dall’Oms anche per aver debellato l’oncocercosi. Consigliere dell’Oms per la malattia di Chagas, che è al centro di uno studio epidemoliogico che lei stessa sta portando avanti per il ministero della Salute dell’Ecuador ed in collaborazione con l’ospedale di Negrar, viene chiamata ovunque, con l’Oms e autonomamente, per approfondire la conoscenza delle malattie infettive del Sud America. •

Paola Dalli Cani
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