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05.07.2020 Tags: Soave

Un monumento alla bicicletta È tornata come protagonista

La bicicletta restaurata e installata per rendere omaggio al veicolo ecologico FOTO PECORA
La bicicletta restaurata e installata per rendere omaggio al veicolo ecologico FOTO PECORA

Un omaggio alla bicicletta, ritornata in auge addirittura con gli incentivi statali per acquistarla, quale veicolo pulito per le città. Ma anche mezzo di trasporto essenziale per alcune generazioni e persino elaborata e trasformata in un «tir». Come quella esposta nel monumento che l’associazione Amici delle antiche torri ha voluto realizzare sotto l’ombra di Porta Verona, lato piazza Marogna. Una bicicletta del Novecento restaurata, con tanto di asse porta persone e di cassetta anteriore porta oggetti. Sopra la cassetta di legno, è stata messa anche un’antica stadera. Ad abbellire l’ultima creazione dei volontari che curano il centro storico, due mezzi tini trasformati in fioriere, che ben si intonano con il paese del vino bianco. Gli amici delle antiche torri, che stanno mano a mano proseguendo nell’allestire il museo itinerante della civiltà contadina all’interno delle torri della cinta merlata, stavolta hanno voluto ricordare un mezzo di trasporto di ieri e di oggi. «La bicicletta con cassetta era un dono del cielo», racconta Pietro Zampieri vicepresidente degli amici delle antiche torri e promotore dell’omaggio alla bici, «un veicolo di trasporto pesante, perché su quella cassetta si metteva po’ di tutto: polli, fiaschi di vino, uova, latte, frutta, pesce, stoviglie, pacchi, ombrelli e granaglie». «Si percorrevano anche lunghi tratti stradali prima dell’ultima guerra e negli anni Cinquanta del Novecento», prosegue Zampieri, «per raggiungere mercati e rivenditori. I più intraprendenti, lungimiranti ed intrepidi tra i ciclisti del dopoguerra, a furia di pedalare, sono riusciti poco per volta a costruirsi imprese, cantine, attività commerciali d’ogni genere, aziende che hanno dato posti di lavoro, sia qui a Soave, ma nel veronese in genere». C’è chi, come Giovanni Rana ha raccontato più volte, in bicicletta raggiungeva il mercato di Cologna Veneta per vendere i suoi primi prodotti e qui incontrava altri futuri imprenditori veronesi che trasportavano vino e frutta. C’è chi, come Gino Bartali, della bici ne ha fatto il suo mestiere, ma durante la guerra riusciva a nasconderci dentro i certificati per salvare gli ebrei perseguitati. Vittorio De Sica ha raccontato in maniera magistrale l’epopea della bicicletta nel dopoguerra nel film Ladri di biciclette: qui si vede come era un valore averla e chi la possedeva la teneva gelosamente. Soave celebra la bici sportiva con un evento importante ogni anno, la Soave bike, perché oltre che per la mobilità alternativa, in bici oggi si possono visitare le colline vitate ed apprezzare i monumenti medioevali, grazie alle ciclopiste sempre più numerose, che solcano monti e pianura: la vecia via della lana, piuttosto che la Pissarotta, o ancora la salita del Recoaretto, gioia per gli scalatori. «In bici si andava a lavorare e si andava a trovare la morosa, che si sedeva sull’asse tra il manubrio e la sella: un’emozione tenerla lì sopra», descrive il vicepresidente Zampieri. «La bicicletta è stato il veicolo degli italiani durante la crisi del periodo post bellico e della ricostruzione e il mezzo che ha portato poi al boom economico, quando è stata soppiantata da Vespe, Lambrette, autocarri e auto. Ma la bici resta l’emblema dell’Italia dalla fine dell’Ottocento, alla metà del Novecento». Un popolo sulle due ruote, che si metteva le camere d’aria tubolari di ricambio a tracolla, se si volevano macinare chilometri. Fino alle bici assistite che oggi consentono una mobilità ritrovata per tanti anziani che pedalano in agilità fino a 80-90 anni. Forse finora non ci aveva ancora pensato nessuno, ma Soave ha voluto tributare un grazie alla bici e lo ha fatto mostrandola ai suoi visitatori, agghindata così come circolava sulle sue strade un secolo fa. •

Zeno Martini
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