Teresa, il console scrive ai figli

Teresa Scavelli in un’immagine che la ritrae con i figli Sarah, Giuseppe e Simone
Teresa Scavelli in un’immagine che la ritrae con i figli Sarah, Giuseppe e Simone

Una lettera di vicinanza, nell’attesa di far maggiore chiarezza sull’omicidio e nella speranza che il cordoglio si possa trasformare in un supporto concreto per la famiglia di Teresa Scavelli, che ha dato la vita, in Svizzera, per salvare tre bambini. È arrivata nelle ore scorse nella mani del sindaco di Palù Gianni Brigo la missiva firmata da Georg Paul Burger, il console onorario d’Italia a San Gallo, cantone nel quale da quattro anni «Terry» viveva, lavorando come baby sitter in una famiglia di professionisti. Il 3 settembre la donna, nata in Svizzera, originaria della provincia di Crotone e veronese di adozione, avendo vissuto per oltre quindici anni a Palù, si era sacrificata salvando tre vite, quelle dei bambini che accudiva, dalla furia omicida di un 22enne che era andato completamente fuori di testa, entrando nell’abitazione nella quale si trovava e togliendole la vita a forza di colpi inferti con una pentola. L’uomo è stato ucciso dalla polizia, corsa sul posto dopo la chiamata della proprietaria di casa. Nella sua lettera, il console Burger rivolge un pensiero alla famiglia di Teresa, al marito Salvatore Elia e ai tre figli Giuseppe, Simone e Sarah: per loro la donna si era trasferita in Svizzera, per un lavoro che meglio potesse contribuire alle spese familiari e al mutuo in particolare. «Profondamente colpiti dalla tragedia che ha toccato la famiglia Scavelli, in seguito al feroce fatto di sangue che ha tolto la vita a Teresa, esprimiamo la partecipazione della comunità italiana di San Gallo al dolore per una morte così improvvisa quanto inaspettata», scrive Burger. E rivolgendosi al sindaco di Palù: «Posso assicurarla del nostro interessamento presso le autorità svizzere con le quali siamo in contatto e che hanno già intrapreso tutti i passi per arrivare ad un veloce chiarimento dei tragici fatti. Nello stesso tempo vorrei pregarla di farsi interprete presso la famiglia Scavelli della nostra partecipazione al dolore del momento e di voler porgere alla famiglia le nostre profonde e sentite condoglianze». Un primo passo, forse, verso quella «ricompensa al valor civile», un contributo economico di 4mila euro al mese destinato agli eredi della vittima, che la famiglia di Teresa, per voce dell’avvocato romano Francesco Verri, ha chiesto attraverso una istanza alla Prefettura di Verona, coinvolgendo anche il Comune di Oppeano, dove gli Elia avevano comprato casa, e attivando anche le procedure diplomatiche, contattando il console onorario di San Gallo, il console di Zurigo e l'ambasciatore. «Chiediamo che si occupino dei loro bisogni», spiega Verri, «la famiglia non ha ricevuto alcun messaggio da parte delle autorità svizzere, neppure di cordoglio. Ha persino dovuto pagare le spese di trasporto della salma in Italia. E questo», conclude l’avvocato, «è francamente inaccettabile». •

Francesca Lorandi