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24.05.2020 Tags: Val D'Alpone

Sorpresa: rete di muri sotto la chiesa

Il sopralluogo a San Giovanni Battista. L’attuale parrocchiale fu costruita ai primi dell’Ottocento FOTOSERVIZIO PECORALa zona della chiesa che oggi sarà inaccessibile ai fedeliLa chiesa di San Giovanni Battista a Castello di San Giovanni Ilarione
Il sopralluogo a San Giovanni Battista. L’attuale parrocchiale fu costruita ai primi dell’Ottocento FOTOSERVIZIO PECORALa zona della chiesa che oggi sarà inaccessibile ai fedeliLa chiesa di San Giovanni Battista a Castello di San Giovanni Ilarione

Sotto il pavimento della chiesa di San Giovanni Battista, a Castello di San Giovanni Ilarione, un inatteso sistema di muri: potrebbero essere quelli dell'antico castello presente già alla fine dell'anno Mille o ciò che resta della chiesa delle origini che venne tirata su due secoli più tardi sulle sue rovine. Questo nasconde l'enorme telo che oggi i parrocchiani, alla riapertura festiva della loro chiesa, troveranno alle spalle della colonna antistante l'altare: un telo che nasconde un'apertura profonda poco più di due metri che è stato necessario praticare nel pavimento per indagare le cause delle fessurazioni comparse nella pavimentazione attorno ai piedi delle tre colonne del lato Nord. La sorpresa l'hanno avuta l'ingegner Gianni Fietta, progettista dei lavori con cui da circa un anno si sta lavorando alla messa in sicurezza della chiesa, e gli operai di Percam, l'impresa che li sta eseguendo per conto della parrocchia: il cantiere è quello che ha permesso di scoprire, svuotare e consolidare il reticolo di gallerie che vennero realizzate a suon di scoppi di mina nella collina sulla quale poggiava prima il castello, poi la chiesa incastellata e, dai primi dell'Ottocento, l'attuale parrocchiale. È attorno alla colonna dove le fessurazioni sono più evidenti che si è deciso di procedere a un saggio propedeutico a un intervento di consolidamento e, una volta rimosso il pavimento, si è scavato per un paio di metri fino ad incrociare alcuni vani in cui sono visibili elementari strutture murarie su due differenti strati. Facile per Fietta, confortato in questo da Mario Gecchele e Dario Bruni (docenti ed esperti di storia locale) e dalla notoria storia di questa chiesa approfondita da Irnerio De Marchi, ipotizzare che quelle murature possano davvero essere una traccia visibile delle origini. A quel punto è stato il parroco don Maurizio Gobbo a chiedere che un'occhiata a quelle mura la dessero degli esperti e così l'altro giorno a Castello sono arrivati Fabio Saggioro (docente di archeologia all'Università di Verona), gli archeologi Nicola Mancassola ed Elisa Lerco, ma anche Massimiliano Valdinoci (architetto, coordinatore della Scuola di restauro e docente all'Accademia di Belle arti di Verona). Due ore di sopralluogo, quello congiunto assieme a Bruni, Gecchele, Fietta e a Lorenzo Gecchele in rappresentanza della parrocchia, che ha interessato anche lo zoccolo che nell'Ottocento andò a rivestire le rovine di una vecchia torre del castello come pure l'ampio parco attorno alla chiesa: da grazie al lavoro di una decina di caprette che hanno fatto piazza pulita delle erbacce sono venute alla luce ampie porzioni di muratura, molto probabilmente ciò che resta del castello. Tante le suggestioni, dunque, e non solo quelle suggerite dall'ampio scavo in chiesa: tutti gli elementi raccolti finiranno ora in una relazione che potrebbe diventare anche una proposta di indagine ulteriore per poter legare assieme le tracce ancora visibili del primigenio castello. Di pari passo, però, va messa in sicurezza la chiesa. •

P.D.C.
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