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06.07.2019

Volantinaggio, caporalato nel mirino

Uno dei tanti lavoratori impiegati dalle agenzie per la diffusione dei volantini pubblicitari nelle nostre vie
Uno dei tanti lavoratori impiegati dalle agenzie per la diffusione dei volantini pubblicitari nelle nostre vie

I protagonisti dell’operazione della Finanza sono giovani indiani e pachistani che si vedono pedalare nelle vie dei nostri Comuni tutti i giorni. Sono dotati di una bici «Graziella» con tanto di cestino, carico di volantini pubblicitari da inserire nelle cassette delle poste dei veronesi. Dietro a questo schermo, però, si potrebbe nascondere una gigantesca violazione della normative sul lavoro, legata anche al fenomeno del caporalato. È l’ipotesi sulla quale stanno lavorando gli ufficiali e gli agenti della Guardia di finanza di Soave, impegnati in un’attività di repressione del lavoro nero. Nella rete dei finanzieri, sono finiti nei giorni scorsi una decina di lavoratori, privi di qualsiasi tutela ad iniziare da un contratto di lavoro, «ingaggiati» da quattro agenzie di intermediazione del lavoro di proprietà di indiani con sedi tra Brendola, Vicenza e Cornedo. Una volta sorpresi sui quattro furgoni vicino a San Martino Buon Albergo, i dieci sono stati identificati così come i loro datori di lavori ai quali è già stata inflitta una maxi sanzione amministrativa. Non solo: le agenzie dovranno pagare la multa entro cinque giorni per poter riprendere la loro attività che attualmente è sospesa. Questa sanzione amministrativa scatta nel caso che un’azienda utilizzi in misura superiore al 20 per cento i lavoratori in nero. E si tratta proprio del caso rilevato dagli agenti in questi giorni. Nella rete della Guardia di Finanza, sono finiti anche due migranti privi del permesso di soggiorno e ciò ha fatto scattare la denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico del loro datore di lavoro. Questo capitolo rappresenta per il momento l’unico aspetto penale dell’inchiesta. Questa operazione apre uno squarcio nel velo che copre l’attività di volantinaggio così diffusa sul territorio veronese e non solo. I protagonisti di questa attività sono i cittadini pakistani e indiani che hanno il monopolio sulla distribuzione di volantini pubblicitari in tutto il nord Italia. Sarebbero le grandi società italiane ad incaricare le agenzie degli indiani, considerati molto precisi nelle consegne. Gli indiani poi hanno un’altra caratteristica molto apprezzata da chi vuol farsi pubblicità nelle case dei veronesi: non protestano nè si lamentano mai di fronte a qualsiasi richiesta. Accettano tutto senza battere ciglio. La stretta di mano tra chi appalta il lavoro e chi è incaricato di distribuire volantini avviene senza troppe complicazioni. L’inchiesta della Guardia di finanza è partita alcune settimane fa una volta che gli agenti si sono accorti che sulla tratta stradale tra Verona e Vicenza c’era un fitto passaggio di furgoni carichi di stranieri, stipati negli abitacoli tra bici «Graziella» e quantità enorme di materiale pubblicitario. Sono stati quattro i furgoni fermati dalla Finanza a bordo dei quali c’erano 19 tra indiani e pachistani. Ben dieci di questi sono risultati privi di contratti di lavoro mentre in due non avevano nemmeno il permesso di soggiorno. «Gli elementi acquisiti», riporta una nota della Finanza, «permettono di ritenere che si celerebbe l’illecita intermediazione e lo sfruttamento del lavoro («caporalato»), posti in essere a danno dei lavoratori mediante comportamenti di prevaricazione nei loro confronti, facendo leva sullo stato di bisogno di queste persone». E quali sarebbero questi «comportamenti di prevaricazione»? Presto detto: i lavoratori in nero, riferiscono i finanzieri, sono costretti tutti i giorni a girare sulle bici Graziella seguendo un percorso lungo diversi chilometri tracciato da chi sta ai vertici di queste agenzie. L’orario di lavoro è massacrante: questi giovani partono dal Vicentino prima dell’alba per far ritorno in serata a bordo di furgoni dopo aver pedalato nei nostri Comuni indifferentemente tra freddo, ghiaccio o con un caldo soffocante, senza sosta con paghe che mai superano i sei euro all’ora. E l’indagine non è finita. •

Giampaolo Chavan
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