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07.10.2019

Fermano il tempo lungo il Tramigna

L’itinerario lungo il Tramigna
L’itinerario lungo il Tramigna

Gli Amici delle antiche torri sono usciti dalle mura merlate di Soave per creare un nuovo percorso storico–ambientale alla scoperta dei siti lungo le sponde del Tramigna, dove le donne del paese lavavano e risciacquavano i panni. Un omaggio alla donna e in particolare alla figura della casalinga del passato, una factotum che, alla fatica naturale, doveva aggiungere un certo tragitto per poter lavare vestiti e biancheria. Luoghi di riunione e di scambio di idee tra la popolazione per secoli, che dagli anni Sessanta del Novecento a oggi erano stati dimenticati. Ma i volontari dell’associazione, attenta alla storia e alle testimonianze soavesi del passato, hanno trovato che le scalette e discese per scendere dentro al torrente c’erano ancora, sepolte dalle erbacce. Così hanno pulito questi «lavandari», così si chiamano queste antiche lavatrici «self service», dalla vegetazione spontanea, hanno ripristinato e migliorato gli accessi agli stessi e poi hanno creato la mappa con l’itinerario completo e i cartelloni per ciascun lavandaro, che ne racconta la storia. Diversa l’una dall’altra. È anche un percorso lungo il torrente, per celebrare l’acqua, un bene importante e necessario per la vita della comunità. «Fino a oggi siamo riusciti a recuperare quattro lavandari, coinvolgendo tutta l’associazione», annuncia il presidente degli Amici delle antiche torri, Ciro Bertolazzo, «e nei prossimi mesi procederemo con gli altri tre rimanenti. Per riuscire in questa impresa, è stato importante l’apporto di partner e sostenitori del paese, che hanno appoggiato il nostro progetto». Ne è risultato un itinerario lungo il Tramigna, esterno alla cinta muraria, di sette luoghi da visitare, in corrispondenza di altrettanti lavandari, i luoghi dove le soavesi si recavano a lavare e sciacquare i panni. Per effettuare tali mansioni venivano chiuse le chiaviche, affinchè l’area attorno alla discesa nel torrente, si allagasse a dovere di acqua limpida. Il percorso è stato chiamato «I lavandari: acqua fonte di vita» e si sviluppa da nord a sud dal lavandaro della località Molini, per passare a quello dei Ciavegoni, il terzo è quello di fronte all’ex ospedale, in via Tiro a Segno, quindi quello all’intersezione tra le vie San Matteo e Mere, all’altezza dell’hotel Roxy Plaza. Il quinto lavandaro è all’ex macello, in via Ruffo, dove i volontari hanno posto un’asse di legno come quelle che usavano le donne per sbattere la biancheria e insaponarla. Gli ultimi due lavandari si trovano in piazza Venturi e dietro la scuola elementare. Attualmente, i quattro lavandari visitabili sono quelli ai Ciavegoni, all’ex ospedale, in via Mere incrocio con via San Matteo e in via Ruffo all’ex macello. L’itinerario completo si snoda per oltre un chilometro, da via Molino di Sopra, fino a viale della Vittoria. Nell’illustrazione ufficiale, viene narrato che i lavandari vennero costruiti a partire dal 1932, al tempo del regime fascista fino attorno al ’35, all’epoca dell’erezione dei muraglioni a protezione dell’ abitato dalle bizze del Tramigna. Recuperando, in vero, gli stessi siti già usati dalle donne, che si recavano al torrente dalla notte dei tempi, ma in situazioni naturali, calandosi delle rive e non dalle scalette e dalle discese come a partire dagli anni Trenta. I lavandari sono rimasti in funzione fino all’arrivo nelle case dell’acqua corrente, dunque tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni del boom economico dei primi anni Sessanta. In ciascuno dei lavandari, gli Amici delle antiche torri hanno tracciato il percorso su una mappa, con accanto l’illustrazione storica degli stessi, scritta sia in italiano che in inglese, per favorire i turisti stranieri. Viene inoltre raccontata la vita del torrente che costeggia le mura merlate, in particolare viene descritta quella che era la fauna che lo popolava. Tra gli altri pesci c’erano: il barbo, l’anguilla, la carpa, il luccio, la tinca, la trota e i gamberi e gamberetti di fiume. «Uomini e donne con la loro laboriosità e pazienza, nei secoli», conclude il presidente Bertolazzo, «ci hanno insegnato a rispettare l’ambiente e a vivere in armonia con il territorio e noi cerchiamo di fare tesoro e tramandare ai posteri questo insegnamento». •

Zeno Martini
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