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20.03.2020

Addio al grandissimo baritono Angiari Cantò per padre Pio e Giovanni Paolo II

Il baritono Gianni Angiari celebre in tutto il mondo nel dopoguerra
Il baritono Gianni Angiari celebre in tutto il mondo nel dopoguerra

Zeno Martini Non potremo più ascoltare la sua voce stentorea dal vivo, un dono naturale che l'ha portato ad esibirsi in tutto il mondo, persino davanti a due santi. Il generoso cuore del baritono Gianni Angiari si è fermato mercoledì 18 marzo, alle 12.30. Una notizia che ha suscitato grande cordoglio sia a Caldiero che a Soave, le due comunità che lo hanno conosciuto ed accolto: la prima dov'era nato, la seconda dove ha vissuto per oltre 30 anni con la moglie Eleonora Girardi. Giovanni Battista Angiari, per tutti Gianni, aveva 91 anni, ne avrebbe compiuti 92 ad agosto. È stato il baritono più celebre in Italia nel secondo dopoguerra. Dopo il ritiro dalle scene, nel 1987, era andato a vivere sul colle ameno di Castelcerino. Ha calcato i palchi del melodramma mondiale, cantando accanto a mostri sacri della lirica quali Maria Callas, Mario Del Monaco, Alida Ferrarini, Giuseppe Taddei, Fedora Barbieri, Katia Ricciarelli e Toti Dal Monte. Tra il 1965 e il 1987 ha interpretato 140 opere, facendo tournée in 17 Paesi del mondo. È stato allievo del soprano Chiarina Fino Savio, adorata da Gabriele D’Annunzio. Angiari è stato in gioventù anche un bravo portiere: ha vestito le maglie del Caldiero, della Napoleonica, della Antonello Orlandi di Borgo Milano, della Sambonifacese in serie C ed è finito in Piemonte, prima nel Pinerolo e poi nella Juventus. Ma dopo soli 14 mesi da professionista con i bianconeri, la carriera calcistica di Angiari, si interruppe per un incidente che gli capitò in allenamento: uno scontro in area con un compagno mentre si proiettava in un’uscita. Decise di rimanere a vivere in Piemonte e lavorò alla Fiat a Torino per sette anni: venne assunto come disegnatore meccanico. Rimase in Fiat fino al 1965 quando, a 37 anni, cominciò la sua seconda vita, quella che lo ha reso famoso. Angiari raccontò nella sua ultima intervista rilasciata a L'Arena che un giorno giunse a San Giovanni Rotondo ed eseguì alla messa il Panis Angelicus di Frank. Terminata la funzione, arrivarono dietro l’altare tre frati. «Fra loro c’era padre Pio, con le mani fasciate per le stimmate», ci confessò il baritono, «che chiese chi avesse cantato il Panis Angelicus. Poi si rivolse a me e disse: Tu mi hai fatto pregustare un angolo di Paradiso, prima di andarci». Una frase profetica, perchè otto mesi dopo padre Pio morì. «Ho conosciuto Angiari solo alla fine della sua carriera» confida il sindaco di Soave Gaetano Tebaldi, «ma nonostante questo ho avuto modo di apprezzarne soprattutto le doti umane, in quanto quelle artistiche parlano da sole. Persona buona e sempre disponibile, era legatissimo alla moglie Eleonora, sempre al suo fianco». «Negli ultimi anni si è speso tantissimo per dar vita a progetti benefici», ricorda Tebaldi, «destinati a bambini e a persone in difficoltà. «Il maestro Angiari è stato un grande esempio per i suoi allievi», aggiunge il vicesindaco di Soave Alice Zago, «sono stati tanti gli studenti che sono saliti a Castelcerino perchè gli erano rimasti affezionati e riconoscenti». Angiari era un donatore di sangue, Cavaliere della Repubblica ed ha ricevuto la cittadinanza onoraria in sette Comuni. Ha incontrato papa Giovanni Paolo II, al Cottolengo di Torino, istituto che il cantante ha sostenuto con generosità. Di recente invece, si è prodigato per finanziare la missione ad Yrol, in Sud Sudan, del missionario comboniano padre Giovanni Girardi, suo cognato. «Angiari non è stato solo un grande artista», commenta il sindaco di Caldiero, Marcello Lovato, « ma soprattutto un grande uomo. I funerali verranno celebrati in forma privata lunedì 23 marzo, alle 16, alla casa funeraria Arena di Caldiero. •

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