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13.11.2019

Si torna a scavare
a Bolca: nuovo tuffo
nell'antico oceano

Dopo 8 anni si torna a scavare nei due siti paleontologici di Bolca: la Pesciara e il monte Postale, che custodiscono i reperti fossili dell’Eocene medio (48-50 milioni di anni fa) più celebri al mondo.

Il Comune di Verona, con un finanziamento di 90 mila euro, ha ottenuto tramite il Museo di storia naturale la concessione degli scavi dal ministero dei Beni culturali. La notizia era attesissima: l’ultima campagna di scavi si è conclusa nel 2011 e da allora non c’è stato più modo di estrarre nulla dalle viscere di Bolca.

Ora l’accordo appena stipulato da Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici di Verona, coadiuvata da Roberto Zorzin, curatore della sezione di geologia e paleontologia e direttore degli scavi di Bolca, con la ditta Ceratoichthys riaprirà le estrazioni nel monte Postale (Altissimo VI) per il triennio 2019-2021 e nel sito della Pesciara (Vestenanova) al momento per il 2020. È la prima volta che Palazzo Barbieri promuove e finanzia ricerche paleontologiche a Bolca e stipula un accordo con la famiglia Cerato che tramite la società Ceratoichthys possiede i terreni agricoli nei quali dovranno essere realizzati gli scavi. Da secoli la dinastia Cerato si dedica con impegno, passione e competenza all’estrazione dei fossili e il Comune di Verona «ha interesse a collaborare», si legge nella delibera, «sia per ragioni storiche e culturali sia perché la medesima ditta gestisce un’intensa attività di valorizzazione del bene culturale fossilifero, tutelando il paesaggio e realizzando interventi di didattica, in collaborazione anche con il Parco naturale regionale della Lessinia».

La soddisfazione parte dal Museo di storia naturale dove la direttrice Rossi si è lungamente prodigata per raggiungere questo obiettivo con Zorzin che anticipa: «Contiamo di dare inizio agli scavi entro il mese di novembre» e si trasforma in entusiasmo al museo di Bolca con Massimo Cerato che confida: «Sono certo che da questa nuova campagna di scavi usciranno importanti reperti e nuove scoperte scientifiche, scaveremo in livelli antichi e ricchi di fossili, dove scavò il mio trisnonno e altri avi nell’Ottocento e dove in seguito furono rinvenuti stupendi esemplari di Pesce Angelo e Razze. Poi saranno le condizioni meteo di questo inverno a indirizzare i lavori a cielo aperto o in galleria».

Alla base della campagna di scavi triennale c’è una totale collaborazione tra il Museo di Verona e la Ceratoichthys, la ditta che dagli anni Novanta si rifà alla famiglia Cerato con il nome mitico del Ceratoichthys pinnatiformis il pesce che venne descritto per la prima volta 50 anni fa, nel 1969, da Jean Blot. Si tratta di un elegante e raro esemplare di pesce «alato», appartenente ai perciformi che la comunità scientifica nel secolo scorso volle dedicare a Massimiliano Cerato, il padre di Massimo, quale giusto riconoscimento a un uomo e a una dinastia che hanno contribuito a scrivere importanti pagine di storia della terra. «Il Museo di storia naturale», aggiunge Francesca Rossi, «custodisce la più ricca e importante collezione al mondo di fossili di Bolca ed è il capofila di una rete di iniziative di valorizzazione di questi meravigliosi reperti naturali anche nel territorio veneto. Ricordo che oggi i geositi della Val d’Alpone sono in lista d’attesa per essere iscritti tra i siti Unesco».

Con il nuovo accordo si punta altresì a mantenere viva la frequentazione dei siti da parte di turisti, scienziati e scolaresche, alimentando così anche l’economia dell’alta Val d’Alpone. •

Mariella Gugole
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