Medicina di base in crisi

Senza dottore in duemila, scoppia l’emergenza anche a Roncà

L’80 per cento della popolazione adulta di Roncà è senza medico
L’80 per cento della popolazione adulta di Roncà è senza medico
L’80 per cento della popolazione adulta di Roncà è senza medico
L’80 per cento della popolazione adulta di Roncà è senza medico

Un medico di famiglia in pensione dal primo settembre, un secondo che col 31 ottobre si trasferirà: sono almeno duemila i roncadesi che, chi a brevissimo e chi un po’ più avanti, si ritroveranno senza medico. Proprio a Roncà, almeno questo è ciò che il direttore generale dell’Ulss 9 Pietro Girardi ha anticipato al sindaco Lorenzo Ruggeroni, dovrebbe essere attivato un servizio sostitutivo di guardia medica diurna.

L’emergenza di oggi, per lo meno relativamente al pensionamento del dottor Donato Pace ma pure in vista di altri congedi per raggiunti limiti d’età nella panoramica più ampia della Val d’Alpone, a Roncà il sindaco Ruggeroni e i medici di famiglia operanti nel paese avevano tentato di scongiurarla già due anni fa unendo forze e volontà attorno ad una richiesta di attivazione della medicina di gruppo che avrebbe coinvolto ben sette camici bianchi. Iter che si sono ingarbugliati, tempi che si sono dilatati e alla fine, a primavera scorsa, il definitivo no dalla Regione motivato da un triplo fattore, cioè la programmazione regionale approvata anzitempo (cioè ad aprile 2019), il nuovo modello dell’assistenza territoriale che, coi fondi del Pnrr-Piano nazionale di ripresa e resilienza, riorganizzerà attorno alle Case della comunità anche l’attività dei medici di medicina generale e, infine, i nuovi accordi collettivi nazionali con questi ultimi ed i pediatri di libera scelta.

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«Non posso che ribadirmi amareggiato», dice Ruggeroni, «ma più che guardare indietro ora va trovata una soluzione. Come amministrazione da mesi abbiamo fatto di tutto», spiega il sindaco, «interpellando giovani medici neolaureati oltre che la Regione e l’Ulss 9 portando a casa, però, lo stesso risultato, cioè niente. La Scaligera da mesi pubblica bandi per assegnare le numerose zone carenti ma vanno deserti per mancanza di medici disponibili». Al congedo del dottor Pace, che a maggio prossimo avrebbe festeggiato 40 anni di presenza in paese, si è sommato, come spiega Ruggeroni, il trasferimento della dottoressa Silvia Peron (emigrata da San Giovanni Ilarione a Roncà nel 2018) sulla medicina di gruppo di Cologna Veneta: in questo secondo caso i pazienti potrebbero decidere di seguire il loro medico, ma la distanza potrebbe dissuadere più di qualcuno. Di qui la stima per difetto di almeno 2mila persone senza medico, cioè i 1.550 assistiti del medico pensionando più una quota di quelli del medico trasferendo. L’unica alternativa che sembra oggi possibile è il ricollocamento su un medico con ambulatorio a Vestenanova.

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Il sindaco, anche attraverso una comunicazione social con la quale ha voluto aggiornare i compaesani, parla di «gravissimo problema per la comunità» e di una soluzione che potrebbe già profilarsi: «Mi è stato comunicato dal dg Girardi che, vista la grave situazione, verrà probabilmente attivato un servizio di guardia medica diurna nel nostro Comune perché al bando dell’Ulss 9 per questo incarico hanno già risposto in una quindicina. Ci riaggiorneremo nei prossimi giorni», dice Ruggeroni, «anche perché devo capire in che tempi si potrebbe procedere, se il servizio sarà attivato in paese e se quindi dovrò rendere fruibili a breve gli spazi dell’ex centro diurno Le Querce, l’unico possibile, oppure se il potenziamento sarà attuato con altre modalità. Sicure sono due cose: che l’80 per cento della popolazione adulta di Roncà si ritroverà senza medico e che in vallata ci sono altri due medici vicinissimi al pensionamento. La cosa non può che preoccuparmi».

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Paola Dalli Cani

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