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22.10.2019

Sanità: «Riformate le case di riposo»

L’accettazione all’ospedale Mater Salutis di Legnago
L’accettazione all’ospedale Mater Salutis di Legnago

«Il Veronese brilla tra le ombre della sanità veneta e per l’Est veronese San Bonifacio, con il suo ospedale spoke, ha apicalità sufficienti e posti letto adeguati: l’importante, ora, è che ciò che è sulla carta, in primis le strutture intermedie, venga realizzato e il compito di vigilare spetta ai cittadini». L’analisi l’ha fatta, giovedì in sala Barbarani a San Bonifacio, Lorenza Cervellin segretaria regionale della Uilp. Due ore di assemblea con una cinquantina di persone, voluta dalle organizzazioni sindacali provinciali Spi, Cgil, Fnp Cisl e Uilp, per invitare i cittadini a «difendere il bene pubblico rappresentato dai servizi socio sanitari». In cima alla lista delle cose da fare, per la triplice dei pensionati, c’è la trasformazione delle case di riposo da Ipab (22 quelle veronesi) in realtà pubbliche di servizi alla persona: «È la via per garantire ai cittadini maggiore qualità nei servizi essenziali, dobbiamo riuscirci entro la fine della legislatura», ha detto Cervellin, «e per questo oggi presiederemo l’entrata di Palazzo Balbi, sede della giunta regionale, lanciando una raccolta firme che estenderemo in tutto il Veneto perché la Regione mantenga l’impegno che si era assunta. Chiunque può aderire, attraverso le iniziative che verranno proposte localmente o andando a firmare negli uffici sindacali». Poi c’è il quotidiano dei cittadini, quello che costringe a fare i conti con gli effetti della legge 70 del 2015 di riorganizzazione del sistema della sanità. «Ancora molti non sanno che è una legge nazionale ad aver cambiato il sistema e anche per questo organizziamo le assemblee: la gente deve capire che oggi l’altamente specialistico comporta, inevitabilmente, l’allontanamento dal territorio. Accettiamo la riorganizzazione e le nuove schede, perché finalizzate anche ad aumentare qualità ed efficienza del servizi», ha detto Cervellin, «va bene la deospedalizzazione ma vanno aumentate le strutture intermedie e stabilizzati i servizi del territorio. In gran parte del Veneto, poi, vanno aumentati i primariati previsti dalle ultime schede regionali per scongiurare, data la scarsità di specialisti, il massiccio ricorso al privato». Verona fa eccezione: «Per i presidi che ha è l’unico capoluogo veneto in grado di rispondere, come Hub, a tutte le richieste regionali e nazionali e anche San Bonifacio, quanto ad apicalità e posti letto, è adeguato». Liste d’attesa: «Il modello veneto, con le classi di priorità, verrà esteso in tutta Italia perché ritenuto valido». «Ci sono tuttavia alcune criticità legate al freno che si pongono spesso gli stessi medici», proseguono i sindacalisti, «ai pazienti che non insistono per avere classi di priorità in tempi corretti e c’è un disallineamento oltre che cattiva informazione: spesso i cittadini non sanno di poter chiedere le prestazioni in intra moenia pagando lo stesso ticket quando esiste un’inadempienza, i Cup non lo dicono e le Ulss forse non sono organizzate». E così i cittadini si rivolgono ai privati. «La riorganizzazione iniziata sei anni fa va completata, vanno stabilizzati i servizi sul territorio e dev’ essere verificata l’adeguatezza della riorganizzazione: serve un monitoraggio, con attenzione particolare agli anziani, la fascia di popolazione che in tutto questo progetto pare quella più trascurata ed è anche per questa regione, oltre che per la mancanza di impegnative di residenzialità, che chiediamo la riforma delle Ipab». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Dalli Cani
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