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08.08.2019

Saluti dallo Stelvio, anzi due «Ciao»

I due amici di San Bonifacio e i loro Ciao attrezzati per la salita
I due amici di San Bonifacio e i loro Ciao attrezzati per la salita

In Ciao sullo Stelvio per dimostrare l’immortalità del mitico motorino Piaggio: è l’impresa, conclusa tra applausi, foto e pure qualche rimbrotto «di chi non capisce la vita a 40 chilometri all’ora» di due ventenni di San Bonifacio. Nicolò Messina, ventiduenne magazziniere di giorno e studente la sera, ed Enrico Rossato, ventunenne studente di ingegneria dell’innovazione del prodotto, hanno deciso di scommettere sui 2.758 metri di altitudine del valico asfaltato più alto d’Italia come terza prova di resistenza del loro preziosissimo Ciao. «Il mio», racconta Nicolò, «l’ho comprato tre anni fa da un tatuatore e dopo una sostanziosa spesa è diventato un gioiellino, un po’ come quello che Enrico ha ereditato dal nonno Antonio», spiega il ragazzo. Prima ancora di avere sotto le natiche il mitico cinquantino prodotto dalla Piaggio dal 1967 al 2006, negli occhi avevano il viaggio: «Avevo visto in rete video di imprese impossibili, tipo la Route 66 negli Stati Uniti. Quando finalmente abbiamo avuto in ordine i due motorini», racconta Nicolò, «ci siamo lanciati nel giro del Garda, 250 chilometri in due giorni costellati da ansia per tutto ciò che poteva accadere... ma non è successo». Convinti dell’immortalità del Ciao qualche mese dopo hanno rilanciato: “Tre giorni per il giro delle Dolomiti compresa Cortina, il lago di Briaes, il confine austriaco. Un bel 620 chilometri», raccontano, «con un bel dislivello che ci ha portati a 1.750 metri pedalando parecchio». Qualche settimana fa si sono presi due giorni e si sono lanciati alla conquista dello Stelvio: «Avevo solo due giorni, ne sarebbero serviti tre partendo da San Bonifacio, e ci è venuto incontro Sambo noleggi che ci ha messo a disposizione un furgone, così abbiamo caricato i motorini e siamo partiti alla volta di Trento». È iniziata così l’avventura, «... comodissima... abbiamo ancora male alle spalle, alla schiena... al sedere», ridono i due, «ma anche bellissima. Partiti alle 6 dal lago di Resia, abbiamo pedalato un sacco, c’era freddissimo e abbiamo preso pure la pioggia ma quando siamo arrivati in cima ci hanno accolto come eroi. Abbiamo incontrato un americano e una spagnola che stanno facendo il giro d’Europa in moto e ci hanno fatto un mare di fotografie!». Per strada è successo un po’ di tutto, «chi ci fermava per farci foto, chi ci ha dato dei matti, in tanti ci hanno incoraggiati e più di qualcuno strombazzava perché facevamo coda: noi abbiamo sempre risposto alzando indice e medio!». Quel che volevano dimostrare l’hanno dimostrato, «il Ciao è una macchina immortale, intramontabile, non va sottovalutato: avevamo mille paure e non è successo niente. Sono convinto», svela Nicolò, «che ci avrei potuto fare subito anche il giro dell’Austria». Ad esperienza conclusa la fantasia corre: «In tanti, per strada, ci hanno gridato mitici e sì, un po’ mitici ci sentiamo. Imprese future? Un mezzo giro d’Italia, tipo fino a Roma, per poi giorno farlo tutto intero, o Capo Nord...», sognano i ragazzi, «ma sai che lusso se ci fossero le sospensioni!». •

P.D.C.
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