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04.02.2020

Rissa e panico nella pizzeria Ora si scatena la polemica

Un’auto della polizia locale di San Bonifacio durante un controllo
Un’auto della polizia locale di San Bonifacio durante un controllo

Dediti all’alcol e, proprio perché alterati dai suoi effetti, diventati conoscenze delle forze dell’ordine. Stando alle informazioni assunte nelle ultime ore dal sindaco Giampaolo Provoli, questo sarebbe il profilo dei tre immigrati nord africani che venerdì sera hanno seminato il panico all’interno di una pizzeria nei pressi della stazione di San Bonifacio. «Un fatto indubbiamente sconcertante», chiarisce Provoli a riguardo, «e sicuramente impattante per chi l’ha vissuto ma da quanto ho appreso con uno scenario un po’ diverso». La lite tra connazionali culminata con uno dei tre che si barrica in una pizzeria piena di persone e poi cerca di uscire armato di coltello per regolare i conti sarebbe, insomma, «una controversia tra persone appartenenti ad uno stesso gruppetto e che sono già conosciute alle forze dell’ordine per fatti che li hanno visti protagonisti in preda ai fumi dell’alcol. Non risultano bottiglie rotte o assi di legno come strumenti di minaccia, ma una stecca di una trentina di centimetri». Fin qui l’analisi dell’accaduto, e sul cosa si possa fare per prevenire anche cose simili Provoli spiega che «se per un verso ho chiesto una attenzione maggiore alle forze dell’ordine, per l’altro posso dire che abbiamo fatto un passo avanti perchè il Daspo urbano (la misura di allontanamento coatto dal territorio comunale di persone che costituiscano turbativa alla quiete e all’ordine pubblico, ndr) è recentemente passato positivamente dal vaglio della commissione statuto e regolamenti, chiamata ad inserire questa misura nel regolamento di polizia urbana, e prossimamente approderà in Consiglio comunale per l’approvazione. Una fattispecie come quella di venerdì, cioè di una persona che reiteratamente crea problemi, è una di quelle affrontabili con il Daspo». La pensa in maniera diametralmente opposta Emanuele Ferrarese, capogruppo della Lega in Consiglio comunale. «Il Daspo?», dice, «Dalla riunione della commissione me ne sono andato perché si stava tentando di equiparare fattispecie molto diverse. Lo sputare per terra e il disturbo della quiete e dell’ordine pubblico non possono essere messi sullo stesso piano. Non dimentichiamo poi», sottolinea Ferrarese, «che una cosa così importante viene affrontata sette mesi dopo il voto, mesi che a Legnago sono stati sufficienti per applicarlo 17 volte e mesi in cui io non ho fatto altro che presentare emendamenti ed interpellanze sui temi della sicurezza che il sindaco dovrebbe affrontare in prima persona senza delegare a suoi rappresentanti. Il fatto di venerdì è grave», considera il leader leghista, «segna un salto di qualità negativo e non posso che essere d’accordo con quanti hanno la sensazione che la situazione stia sfuggendo di mano. Capisco che si voglia attendere il sigillo della Prefettura sul controllo di vicinato, ma se si vuole agire si può decidere di farlo anche subito. Mi chiedo se i controlli dei senza fissa dimora e delle occupazioni abusive si facciano», conclude, «e siccome la polizia locale c’è credo vada resa visibile. Mi è dispiaciuto non averla vista intervenire alla commissione in cui si parlava di Daspo». •

P.D.C.
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