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12.05.2019

Raid vandalico di notte all’istituto Dal Cero

I vandali hanno forzato i cassetti in una sala riservata al Guarino
I vandali hanno forzato i cassetti in una sala riservata al Guarino

Raid vandalico l’altra notte alla sede centrale dell’Isiss «Luciano Dal Cero». Ignoti entrati dal lato nord, dopo aver seminato distruzione qua e là, hanno asportato un computer portatile, un tablet altre attrezzature e pure le cassette moneta di due distributori automatici. Una scritta lasciata sulla lavagna della classe 1. D del «Guarino Veronese», il polo liceale che utilizza nove aule nel piano interrato della sede del «Dal Cero», ha convinto la dirigente di quest’ultimo istituto, Silvana Sartori, che la scritta «va collegata ad un clima di pressione, insofferenza e malessere che viviamo da anni relativamente agli spazi ormai insufficienti». Al centro della lavagna la scritta «Guarino vs Dal Cero», a destra un insulto che pare la risposta ad un altro insulto scritto a sinistra sotto le parole «guerra iniziata». Di concreto ci sono tre porte divelte, armadi chiusi da lucchetti dai quali si è provato a «strappare» le porte, cassetti ed armadi svuotati del loro contenuto, un vetro rotto «da qualcuno che ha anche orinato sui tavoli e i pc della segreteria», diceva scossa ieri mattina Sartori. Il raid si è consumato tra le 3.10 e le 4.19, come lei stessa spiega riferendo gli orari in cui gli allarmi sono scattati facendo partire la segnalazione sul suo cellulare senza però, come spiega, farle suonare il telefono: «Diversamente avrei immediatamente chiamato le forze dell’ordine». La conta dei danni sarà completata a breve, nel frattempo già ieri pomeriggio Sartori ha raggiunto la stazione carabinieri di San Bonifacio per denunciare il fatto. Non è il primo, «e avvisaglie c’erano state nella notte del 25 e del 27 aprile», dice. Se i danneggiamenti non sono certo indifferenti è, però, sul significato che lei attribuisce ai fatti ad impensierirla ma anche a farla sbottare: «Da anni subiamo continue richieste, arrivate ad essere oltre misura, di mettere a disposizione spazi e laboratori. Anziché agire per gli studenti», denuncia la dirigente, «in questi anni si è portata avanti un’azione di pressing e forzature non tenendo conto che se il «Guarino» cresceva lo faceva anche il «Dal Cero» ed è diventato impossibile starci. Questa situazione ha creato insofferenza e condizionato la didattica: quando una classe è senza aula e gira per la scuola assieme al suo professore vive uno stato di insofferenza che temo sia passata ai ragazzi». Sartori è un fiume in piena, la tesi nemmeno troppo nascosta è che negli anni il «Dal Cero» sia stato sacrificato sull’altare del «Guarino Veronese», degli «ospiti» come li chiama lei: se la prende col Comune, col «Guarino Veronese» che invita ad utilizzare gli spazi disponibili alla sede associata del liceo «Roveggio» a Cologna Veneta. «Sono sempre stata conciliante e collaborativa subendo anche le contestazioni dei miei docenti ma il fatto di offrire un servizio ora non può metterne in difficoltà un altro, non si possono continuare a costruire orari didattici sui vincoli di una coabitazione, non si può continuare a comprimere l’attività scolastica», tuona. Poi ritrova la calma: «Non voglio andare allo scontro con nessuno ma gli studenti hanno pari dignità formativa e pari diritto allo studio in spazi adeguati e con laboratori e sicurezza». Parla di ampliamenti possibili alla sede staccata del «Dal Cero» in via Camporolo ma respinge con forza l’idea di un nuovo polo unico, «non si possono stringere due istituti con natura, visione, obiettivi ed offerta formativa così diversa, è un’idea sballata che gli studenti prima di tutti rifiutano». Altra soluzione il tetto alle iscrizioni: «Non lo farò mai sia perchè ho una responsabilità sia perchè c’è il diritto allo studio», è perentoria. Una montagna di problemi, vien da dire, che però non avrebbero destato l’attenzione dei candidati a sindaco: «Non ho visto nessuno, escluso l’uscente Giampaolo Provoli che è anche vicepreside del «Guarino», eppure di cose da dire ne avrei molte. Una cosa è certa», conclude, «a scrivere quelle cose su una lavagna non è certo stato un ladro». •

Paola Dalli Cani
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