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16.07.2019

«Date il giusto tempo a ciò che fate»

L’addio al parroco don Gianni Urbani nella chiesa di Santa Lucia a Lobia DIENNEFOTO
L’addio al parroco don Gianni Urbani nella chiesa di Santa Lucia a Lobia DIENNEFOTO

Lo aveva ripetuto chissà quante volte ai suoi parrocchiani il suo motto, cioè «Io mi fido e mi affido» e ieri, quando le comunità di Lobia e Volpino si sono strette l'una all’altra per salutarlo l’ultima volta, le parole di don Giovanni Battista Urbani sono state la guida. È stato un addio semplice, composto e pieno di affetto quello che ieri, nella chiesa di Santa Lucia a Lobia di San Bonifacio, ha coinvolto anche una cinquantina di ex parrocchiani partiti da Camazzole ed altrettanti dalla parrocchia di Santa Croce di Bassano per salutare l'ultima volta il loro «don Gianni». Per tutti don Urbani era semplicemente don Gianni, un sacerdote della quotidianità, semplice, umile, che ti attendeva sulla porta la domenica per la messa, che insegnava con la parola ma soprattutto con l'esempio. In tanti, ieri, avvicendandosi al microfono hanno salutato usando queste parole il sacerdote spentosi giovedì, a 75 anni, alla fine della sua battaglia contro la leucemia. A Lobia era arrivato nel 1995 e dopo cinque anni il suo gregge era cresciuto, con la creazione dell'Unità pastorale, abbracciando anche la parrocchia di Volpino: c'erano tutte le sue comunità, ieri, rappresentate dai sindaci Giampaolo Provoli (San Bonifacio) e Alessandro Ceretta (Arcole) oltre che da Giuseppe Piubello, vice sindaco di Zimella. Tre comunità unite dal rinnovarsi di un dolore e di tante domande dopo la prematura scomparsa a novembre di don Silvano Danzo (parroco di Locara), di don Teobaldo Faliva (parroco di Gazzolo) a dicembre e, ora, di don Gianni. Monsignor Beniamino Pizziol, il vescovo di Vicenza giunto a presiedere le esequie, ha scelto l'esempio di don Gianni nel rispondere al disorientamento delle comunità. «Mi affido alla vostra preghiera», ha detto, riflettendo su come il problema delle vocazioni sia di tutte le comunità. Ci vorrà tempo e anche su questo le parole di don Gianni suonano come monito: «Non correre ma dare il giusto tempo alle cose». Questo, nelle parole dei gruppi parrocchiali, è uno degli insegnamenti lasciati dal sacerdote che aveva insegnato la tenacia, l'accoglienza, la mitezza, la vicinanza ai sofferenti, la devozione a Maria. Ai piedi dell'altare i due grandi mazzi gemelli di rose candide, uno della scuola dell'infanzia «Santa Lucia» di Lobia, l'altro della scuola dell'infanzia «Santa Maria Maddalena» di Volpino: ai piedi dell'altare, dunque, l'abbraccio dei suoi adorati bambini, nell'aria le voci delle corali unite di Volpino e Lobia e attorno a lui, a far da ali al vescovo, il vicario generale don Lorenzo Zaupa ed il vicario parrocchiale don Emilio Centomo. Tutt'intorno oltre una quarantina di sacerdoti tra i quali i compagni di scuola di don Gianni. In prima fila, a stringersi al dolore di Francesco e suor Luigia, i fratelli di don Gianni, le suore Dorotee, congregazione che ha accolto suor Luigia e la sorella da poco scomparsa. «Papà», ha detto Francesco Urbani posando lo sguardo sul legno chiaro della bara, «ti raccomandava di comportarti bene con tutti. Abbiamo sentito il grande affetto che c'è verso di te, grazie Gianni: hai ascoltato papà, sei stato un esempio per tutti noi». •

Paola Dalli Cani
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