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19.11.2019

Badanti irregolari, si apre il processo

Stando all’impianto accusatorio non esitarono a minacciare il rappresentante legale della «Etika Onlus» e alcuni degli operatori appartenenti all’associazione che svolgevano l’attività di assistenza agli anziani all’interno dell’ospedale di San Bonifacio. Da una parte l’accusa di estorsione (una tentata e una consumata) che il pm Paolo Sachar muove, in concorso, a Antonio Ingino, 46 anni originario di Mercato San Severino, a Maja Vasileva, cittadina bulgara di 46 anni, a Rosaria Russo e al marito Giovanni Mazzone, entrambi di 49 anni e residenti ad Arcole (Mazzone nel dicembre 2009 nel corso di una lite esplose un colpo di pistola che uccise, accidentalmente, il fratello del vicino di casa). Dall’altra la «corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio» contestata a Albino Chioetto, classe 1957, originario di Cologna Veneta ma al momento non reperibile. Quest’ultimo era l’addetto alla reception al Fracastoro (e quindi incaricato di pubblico servizio) e aveva acconsentito, per l’accusa, a far entrare nella struttura il personale non abilitato all’assistenza, non li controllava e anzi procurava loro nuovi clienti mettendoli in contatto con i parenti di anziani che necessitavano di assistenza. E senza la sua collaborazione probabilmente le «sostituzioni» non sarebbero state possibili. Un’indagine che terminò nell’aprile 2018, quando tutto emerse in seguito alle segnalazioni alla Procura e ieri il giudice dell’udienza preliminare Paola Vacca ha disposto il rinvio a giudizio: nessuno degli imputati si è avvalso di riti alternativi e la prima udienza davanti al collegio presieduto da Sandro Sperandio sarà il 16 gennaio prossimo (il collegio difensivo è composto dagli avvocati Cubisino, Felicioni e Corticelli). Un sistema intimidatorio, stando a quanto emerse dalle indagini, che vedeva in Ingino e nella Vasileva i due «ispiratori»: il legale rappresentante della Onlus che forniva gli operatori che facevano assistenza all’interno dell’ospedale ricevette minacce telefoniche e lo stesso capitò ad alcune delle badanti. Due di loro vennero avvicinate durante il servizio notturno, Ingino si spacciò per un appartenente alla Guardia di Finanza (a lui viene contestata anche la sostituzione di persona) per intimorirle e alla fine, per paura di ritorsioni, le due donne preferirono rinunciare all’incarico. E al loro posto vennero inviati operatori non abilitati, comunque non appartenenti alle cooperative regolarmente accreditate, e che erano invece gestiti dallo stesso Ingino e dalla complice. In questo scenario che fa leva sulla necessità di assicurare ai propri cari ricoverati assistenza notturna, il ruolo della coppia Russo-Mazzone era stato quello di avvicinare le operatrici abilitate per «invitarle» a non presentarsi più in ospedale. Per il pm Sachar fu la signora a costringere le badanti regolari a non svolgere più servizio. E il tutto fu agevolato dall’atteggiamento dell’addetto alla reception: non controllava gli ingressi notturni delle persone che andavano in reparto e sapeva che non erano abilitati. •

F.M.
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