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06.03.2020

Autostrada, barriera verde anti smog

La rotatoria che porta all’ingresso della A4, svincolo Soave-San Bonifacio  DIENNEFOTO
La rotatoria che porta all’ingresso della A4, svincolo Soave-San Bonifacio DIENNEFOTO

Paola Dalli Cani Via libera, dopo una lunga discussione e pure un'astensione, alla richiesta di una barriera verde lungo i 12 chilometri di tracciato autostradale che corre a Nord del Comune di San Bonifacio. Così si è espresso l'altra sera il consiglio comunale che ha dato dunque mandato al sindaco Giampaolo Provoli e alla sua Giunta di attivarsi con la Brescia-Padova per avere mitigazioni all'inquinamento da Pm10. San Bonifacio, alla luce del rilevante numero di superamenti dei limiti di concentrazione di polveri sottili, da mesi combatte con questo problema che l'ha piazzato al primo posto della classifica dei paesi più inquinati della provincia veronese. Di qui la proposta che, dopo il passaggio dai Consigli comunali dei comuni limitrofi sui quali ricadono i provvedimenti conseguenti alle rilevazioni della centralina sambonifacese, sarà avanzata all'autostrada per «realizzare una barriera verde laterale al tracciato della Brescia-Padova o altre soluzioni alternative per migliorare la qualità dell'aria, dell'ambiente e della salute dei cittadini». L'elemento ritenuto la principale causa dell'inquinamento è, infatti, il traffico: 90mila mezzi al giorno che, stando all'assessore all'ecologia Adriano Pimazzoni, transiterebbero lungo il tratto autostradale interessato, ma anche gli altrettanti mezzi che, stando al consigliere con delega alla ciclabilità Daniele Adami, costituirebbero il traffico interno. Per Emanuele Ferrarese, capogruppo della Lega in Consiglio, questa iniziativa sarebbe però sostanzialmente inconsistente per come viene proposta e in qualche modo anche tardiva: «L’azione da parte del sindaco doveva essere fatta subito, senza attendere il mandato del Consiglio». Il riferimento è un po’ più ampio perché, se per la maggioranza molto è stato fatto in questi anni quanto a tematiche ambientali, diversamente la pensa Ferrarese. La Lega, del resto, solo qualche giorno fa aveva distribuito un volantino proprio sull'argomento, anticipando la richiesta di una analisi della situazione sambonifacese ma anche ventilando la possibilità che la colpa della concentrazione di polveri sottili a San Bonifacio possa essere addebitata a qualche attività dell'Est veronese. Secondo Ferrarese, insomma, si doveva fare di più, «sbloccando pure i 2 milioni e 100mila euro per l'acquisizione delle quote Unicoge per destinarli ad un piano di salute pubblica, o al teleriscaldamento». Altra proposta, aprire un tavolo per il trasporto pubblico locale. Dal canto suo, poco prima, Pimazzoni aveva anticipato alcune azioni concrete che si accompagnano alle ordinanze già in vigore: «Col nuovo appalto per la pulizia delle strade, con mezzi dotati di gps spazzole a terra, saranno verificati gli interventi ma anche il quantitativo d'acqua utilizzato. Scatterà la sostituzione dei mezzi per la raccolta rifiuti, saranno richiesti mezzi più recenti per il trasporto scolastico e arriveranno tre nuovi mezzi per il Comune e poi c'è il Pat che impone la piantumazione di un albero ogni 10 metri quadrati di cementificazione». Non solo: «Da un anno stiamo lavorando con la Provincia per lo spostamento del deposito degli autobus fuori dal centro», ha detto il sindaco Giampaolo Provoli e dalla maggioranza Luciano Fiorio ha poi ricordato come, in Regione, «c'è una proposta sulla quale nessuno mette la firma», cioè la pratica dell'area verde del vecchio ospedale che dovrebbe diventare il polmone del paese. Sul tavolo sono finiti anche i fumi della ciminiera Ferroli che, stando a Pimazzoni, «dall'avvio della nuova gestione e dai rilievi Arpav sono nei limiti», complice anche, come ha ricordato Provoli, «il milione di euro investito dalla cooperativa per il filtraggio dei fumi». Ferrarese, dal canto suo, ha insistito: «L'iniziativa è valida ma serve una domanda più articolata. Cinquemila alberi sarebbero un ritorno positivo ma la proposta messa così rischia di non essere presa in considerazione». Unico astenuto, nella votazione in Consiglio, è stato Giuliano Gaspari che ha così manifestato la sua perplessità rispetto al ruolo che, in tema di inquinamento, giocano le fonti di riscaldamento alimentate a biomasse. •

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