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14.01.2020

Armato di coltello scatena il panico

I carabinieri di San Bonifacio vicino al Duomo di Sant’AbbondioLa casa circondariale di Montorio
I carabinieri di San Bonifacio vicino al Duomo di Sant’AbbondioLa casa circondariale di Montorio

Si aggira per Prova con un coltello in mano. Passa di casa in casa, suonando i campanelli dei vicini. E si scatena il panico. Armato e aggressivo, è un uomo di 26 anni della frazione di San Bonifacio, un italiano già agli arresti domiciliari per un tentativo di estorsione ai danni di un familiare. E proprio il padre, visto il comportamento folle di suo figlio, scappa di casa e si rifugia da un amico. Poi la situazione degenera e il 26enne - già arrestato l’8 gennaio perché sorpreso dai militari fuori dalla sua abitazione - minaccia anche di tagliarsi le vene. Ma una serata di violenza e minacce, una notte che poteva macchiarsi di sangue, si risolve invece nel migliore dei modi grazie all’intervento dei carabinieri di San Bonifacio. È domenica sera, intorno alle 20.30. A una pattuglia dell’Aliquota Radiomobile viene segnalato un ragazzo che si aggira minaccioso per la frazione di Prova, suonando in continuazione i citofoni dei vicini. I carabinieri verificano che è lo stesso 26enne arrestato solo qualche giorno prima. Così arrivano in zona e lo vedono, davanti al citofono di un vicino di casa, con un coltello lungo 40 centimetri in mano. Appena vede la «gazzella» e gli uomini in divisa, il ragazzo scappa a casa sua, lasciando però cancello e porta aperti. I carabinieri lo seguono ma una volta dentro l’abitazione devono bloccarsi perché è diventato molto aggressivo: si volta verso gli agenti che si stanno avvicinando, brandisce il coltello, lo agita davanti a loro e urla: «Non muovetevi: sennò vi ammazzo o mi ammazzo io!». E poi, per rendere ancora più credibili le minacce, appoggia il coltello sul braccio e inizia a premere la lama contro le vene, sempre più forte. Non è alto, non è ben piazzato né particolarmente muscoloso: è un giovane uomo di corporatura media, ma diventa sempre più aggressivo e sembra determinato a fare del male, agli altri ma anche a sé stesso. E qui entra in gioco tutta la preparazione e l’esperienza dei militari dell’Arma. Chiamano per nome il ragazzo e cercano di calmarlo, parlandogli con il giusto tono, senza aumentare la sua aggressività, cercando di fargli capire che loro sono lì per aiutarlo a uscire dalla situazione pericolosa in cui si è infilato in una notte di follia: «Dai, tranquillo, si risolve tutto», gli dicono i carabinieri. «Ti diamo noi una mano, siamo qui apposta. Stai tranquillo, non preoccuparti...». Il 26enne per un momento sembra calmarsi, ma tiene sempre a distanza i carabinieri. Alla fine riesce a chiudersi in casa e a lasciar fuori i militari che sentono arrivare dall’interno dell’abitazione tutta una serie di rumori, mentre continuano a parlare con il ragazzo, mantenendo un contatto costante e cercando di capire, allo stesso tempo, cosa sta succedendo. Lo chiamano ancora per nome e lo rassicurano: «Siamo qui per aiutarti. Esci e vedrai che si sistema tutto». Passano così quindici lunghi minuti in cui i carabinieri proseguono il dialogo con il ragazzo, e sono proprio questi minuti che cambiano la situazione. Parlando, lo convincono ad abbandonare tutte le idee folli che ne hanno offuscato la mente fino a quel momento: le minacce ai vicini, il coltello puntato contro i carabinieri, il gesto di autolesionismo. O almeno è quello che immaginano i carabinieri. Un quarto d’ora dopo, infatti, il ragazzo si avvicina alla porta e grida: «Sto uscendo!». I carabinieri vogliono essere sicuri che sia disarmato e lui non risponde, ma apre la porta ed esce con le braccia alzate. Quando gli si avvicinano, confessa: «Guardate che ho mangiato del veleno per topi». Non c’è tempo da perdere: la centrale operativa della Compagnia carabinieri di San Bonifacio chiama il 118 che interviene immediatamente. Il personale sanitario si accorge che la sostanza ingerita è un fitofarmaco non particolarmente tossico per l’organismo umano. Così portano il ragazzo al pronto soccorso. I carabinieri lo arrestano per evasione e minaccia aggravata a pubblico ufficiale. Trattenuto in osservazione tutta la notte all’ospedale, ieri l’hanno accompagnato davanti al giudice del tribunale di Verona che ha convalidato l’operato dei carabinieri. Portato in carcere, attende il processo, fissato a febbraio. •

Giulio Brusati
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