«Questa epidemia è come il Mortirolo»

Francesco Fasoli, vicesindaco di Caldiero
Francesco Fasoli, vicesindaco di Caldiero

Dal monte Rocca, Francesco Fasoli dispiegherà le truppe nella piana di Caldiero. «Non sono Napoleone. Però, nel capoluogo, costruirei il palazzetto della Cultura raggiungibile, come ogni altro servizio e spazio pubblico, percorrendo le piste ciclopedonali che abbiamo tracciato e già cominciato a ricavare nella frazione di Caldierino». Non sarà un generale, eppure, nel 2017, ricevette 315 preferenze. «Il più votato da quando il sindaco viene scelto direttamente dalla popolazione e non più dal Consiglio comunale». Insomma, storia. «Sono stato presidente della scuola d’infanzia e della Pro loco». Dunque, vicesindaco. «Nel 2022, si ripresenterà Marcello Lovato». Nel 2027, allora. «Se l’esercito mi dicesse: sei stato un buon soldato...». Adesso, dà tu gli ordini. «Si amministra collaborando. Così è, con Lovato». Napoleone, addirittura, perse la battaglia contro gli austriaci. A Caldiero. «Benchè uno sia sindaco, l’esperienza non è mai abbastanza. Sai un vicesindaco...». Nel frattempo, ha indossato, per rappresentanza, il Tricolore? «Appena eletto. Alla commemorazione dei caduti nelle guerre: mi convinsero gli alpini, perché sostenevo che la fascia spettasse solo al sindaco. La seconda volta è stata al funerale proprio del giovane capogruppo degli alpini, deceduto in un incidente stradale». Sindaco, ancorchè in luttuose circostanze, per un giorno! «Quanto piccolo ero rispetto alla grandezza del Tricolore! Sono un architetto, responsabile, perciò, dei progetti che disegno e realizzo. Ma un sindaco è ben altro. Che avrei detto per confortare una comunità sconvolta?». Mancando il sindaco, ha firmato qualche documento? «Un Tso: trattamento sanitario obbligatorio». C’entrava con l’epidemia? «No. È accaduto tempo addietro. In ogni modo, ho disposto della salute di una persona». Il sindaco ha l’obbligo di provvedere alla sicurezza sanitaria della cittadinanza. «Il sindaco, appunto. Ma c’era l’autorizzazione di due medici, prima della mia». A proposito di monte Rocca: il castello è nell’elenco del Fondo Ambiente Italiano. «Su Instagram, ho pubblicato una foto panoramica scattata attraverso una delle finestre del maniero». Eppure: nel 2010, raccolse due voti; nel 2020, 18. Non proprio un monumento da visitare. «È inagibile. Malgrado ciò, è bellissimo. Se qualche privato investisse con il Comune, che ne è proprietario...». Il castello è ottagonale. Un valore aggiunto. Altrettanto i battisteri: nella Genesi, sette sono i giorni della Creazione, l’ottavo giorno è l’Eternità. «Il parroco di Badia Calavena mi ha spiegato la ripartizione, recentemente, a margine di una celebrazione. C’era una fonte battesimale con quella forma. L’ho associata al castello». Mah... architetto! «Avevo fretta di finire gli esami e laurearmi». In compenso, perpetue sono le acque termali di Caldiero. Ha fatto il bagno? «Qualche sabato, assieme al resto della famiglia. Il virus non si trasmette con l’acqua». Lei, è un ciclista. I «muri» sono tratti di strada ripidissimi, ma brevissimi. Mentre l’epidemia... «È il Mortirolo: una delle pendenze più dure del Giro d’Italia. Chissà quando scollineremo il passo». L’arcobaleno è ancora appeso al suo balcone? «È dentro casa, altrimenti si scolora. Andrà tutto bene, perché gli studenti sono tornati a scuola». •

Stefano Caniato