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02.06.2020 Tags: San Bonifacio

Provoli ora ha un dubbio «Non so se basteranno»

Quasi 300 mila euro arriveranno nelle casse comunali per far fronte alla particolare contingenza provocata dall’emergenza coronavirus. «Una preziosissima iniezione di liquidità ma non so se, quando ci verrà erogato il saldo, queste risorse basteranno». Il sindaco Giampaolo Provoli, a San Bonifacio, accoglie così l’annunciata erogazione della prima tranche di aiuti previsti da Decreto Rilancio. Questi 283mila 606,71 euro corrispondono al 30 per cento della somma complessivamente attribuita a San Bonifacio a fronte del plafond nazionale di tre miliardi di euro destinati ai Comuni per le mancate entrate che registreranno. A far due conti, dunque, a San Bonifacio spetterebbero un milione 228mila 962,42 euro ed il secondo versamento, pari al 70 per cento e annunciato di qui ad un mese, varrebbe 945mila 355,7 euro. «È una grande boccata di ossigeno per le casse del Comune ma la preoccupazione resta molto forte. Le stime parlando di una riduzione tra il 25 ed il 30 per cento delle entrate per i Comuni e per San Bonifacio, se ragioniamo su Imu e Tari, potenzialmente potrebbero mancare all’appello due milioni di euro». Titolo I e titolo III del bilancio, cioè quello delle entrate tributarie (come la Tasi) e quello delle entrate extra tributarie (quelle derivanti ad esempio dai servizi a domanda individuale) per San Bonifacio valgono, rispettivamente, 10 e due milioni. «Mi preoccupa molto è la ricaduta che il lockdown ha avuto su molti posti di lavoro e attività e dunque le conseguenze, che vedremo solo tra un anno, in termini di Irpef», aggiunge Provoli. Senza contare, poi, che il dato traducibile in mancate entrate potrebbe essere accompagnato dalla parallela necessità di garantire sostegno a situazioni familiari fino a prima dell’emergenza autonome. Se le previsioni non sono rosee non lo sono nemmeno i primi dati concreti registrati dal Comune: «Una forte mancata entrata la registriamo già oggi», spiega Provoli, «basta solo prendere il dato dell’azzeramento delle sanzioni al Codice della strada o dell’incasso dei parcometri. In quattro mesi la prima voce, che ogni anno garantisce un gettito di 350-400 mila euro, è calata del 25 per cento. Con queste risorse si pagano i mezzi e e le dotazioni della Polizia locale o interventi per la sicurezza stradale come le asfaltature: non avere più queste disponibilità costringe a distrarre risorse necessarie, come quelle per il pagamento dell’Unità mobile della Polizia locale, da altri capitoli tagliando giocoforza qualcosa». Sebbene a fronte di un avanzo di quasi 6,5 milioni, sono le previste mancate entrate a dettare le regole del gioco per quel che resta del 2020: «Sarà un semestre di estrema prudenza, che dedicheremo a portare a conclusione ciò che è già stato avviato. Qualcosa lo abbiamo già depennato, cioè le previste nuove asfaltature e andremo avanti coi marciapiedi: è l’unica cosa ragionevole», conclude Provoli, «fino a quando non avremo dati certi». •

Paola Dalli Cani
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