L'IMPIANTO DI VIA POLO A SAN BONIFACIO NON FUNZIONA

Prezzo del metano alle stelle, un distributore: «Nessun cliente per una settimana, costretti a chiudere»

I gestori Mario Policante e Marco Marcazzan davanti al cancello del distributore chiuso (Diennefoto)
I gestori Mario Policante e Marco Marcazzan davanti al cancello del distributore chiuso (Diennefoto)
Distributore di metano chiuso a San Bonifacio (Diennefoto)

Altro che ferie: chiusi perché il prezzo del metano è troppo alto. La chiusura a San Bonifacio dell’impianto di Metano di via Marco Polo e le ferie per Mario Policante e Marco Marcazzan, due dei tre dipendenti gestori, proseguono. «Avevamo accumulato entrambi parecchi giorni, non è un problema», dicono i due che conducono l’impianto accanto ad Andrea Perina, che si occupa dell’annessa officina regolarmente aperta, «ma lo diventerà a settembre se non ci sarà una riduzione dei prezzi. Così è impossibile resistere». A mettersi a fare i conti, sotto Ferragosto avrebbero dovuto vendere il metano a 3,50 euro al chilo, «calcolando di limitarsi solo a pagare il metano, senza conteggiare stipendi e bolletta elettrica», precisa Marcazzan. Il condizionale si spiega col fatto che alla chiusura, anche su indicazione del proprietario modenese dell’impianto, sono arrivati il 14 luglio, «quando i già altissimi 2,695 euro hanno fatto capire che sarebbero ulteriormente schizzati verso l’alto. Coprire le spese è diventato impossibile», aggiunge Marcazzan, «il costo a kilowattora è passato da 0,35 a 2,28 euro. L’8 marzo, quando la progressiva crescita ha toccato la cifra record di 3,92 euro, per una settimana non si è visto nessuno: data la situazione abbiamo detto chiudiamo».

C’era, fino a metà luglio, anche un terzo dipendente: «Davanti all’incertezza e alla prospettiva di fermo prolungato si è licenziato: vediamo come vanno le cose, lo abbiamo capito benissimo», dice Policante. L’impennata nel prezzo del carburante se lo sono segnati sul calendario praticamente ogni giorno: partiti da quota 0,96 euro il chilo, «il 4 ottobre eravamo ad 1 euro per arrivare, il 27 dicembre, a quell’1,999 oltre il quale nessuno ha mai pensato si potesse andare. Fino al 28 febbraio le cose parevano stabilizzarsi, poi c’è stato l’effetto guerra con quota 2,50 euro il 7 marzo e quel 3,92 il giorno dopo».

Chi all’impianto ci andava a far rifornimento ha reagito nei modi più diversi: «Qualcuno gridava alla speculazione ed io chiedevo se la bolletta del riscaldamento di casa fosse cresciuta consigliandolo, visto che da noi voleva mandare la Guardia di finanza, di farlo anche con l’Enel», racconta Marcazzan. «A qualcun altro abbiamo dovuto spiegare che la differenza di prezzo tra un impianto e l’altro la fa il rinnovo dei contratti: se è vecchio prezzi vecchi, se è rinnovato prezzi nuovi», aggiunge Policante. Praticamente tutti i giorni, come raccontano, si sono trovati davanti automobilisti pronti a passare alla benzina, «ma pochi capiscono che per fare un chilo di metano serve un litro e mezzo di benzina. Così è capitato che a chi, con un serbatoio grande così, chiedeva il pieno io abbia chiesto se era sicuro», ricorda Marcazzan aggiungendo che l’automobilista in questione i conti li aveva fatti eccome. Si sono voluti togliere la curiosità di capire se i loro clienti siano effettivamente passati alla benzina ma non hanno avuto riscontro di maggiori afflussi dai distributori della zona: «In tanti, come loro stessi ci hanno spiegato, cercano di usare il meno possibile l’auto e contenere in un viaggio tutto quello che, prima, avrebbero distribuito su tre». Di preoccupazione i due colleghi non parlano, «vedremo come andrà, anche se per qualcuno vanno messi in conto altri 2 o 3 mesi così così. E preoccupa l’effetto più ampio perché il mercato delle auto a metano, che era più che florido tanto da costringere ad attese anche di sei mesi, oggi ha registrato valanghe di ordini annullati. Se le cose non cambiano, potremo non riaprire più».

Paola Dalli Cani