A Roncà

Il prete benedice smartphone e computer: «Seguite l'esempio di Carlo Acutis»

Una quarantina di bambini e ragazzi di Roncà ha fatto benedire i propri strumenti elettronici dal parroco don Daniele De Rosa
La benedizione degli strumenti tecnologici
La benedizione degli strumenti tecnologici
La benedizione degli strumenti tecnologici
La benedizione degli strumenti tecnologici

In chiesa con il pc. A portarlo sono stati, unendo tablet, i-pod e telefoni cellulari, una quarantina di bambini e ragazzi di Roncà che, rispondendo all’invito del parroco, don Daniele De Rosa, hanno fatto benedire gli strumenti con cui ogni giorno si tuffano nell’infinito mare di Internet. 

 

«Come Carlo Acutis»

«Si cominciarono a benedire gli automezzi, quando si iniziò ad usarli per spostarsi», spiega don Daniele, «perché non fare altrettanto con gli strumenti che servono a percorrere autostrade digitali? È un gesto simbolico con cui si eleva un’invocazione sulle persone che li impiegano perché li utilizzino per il bene». Don Daniele, parroco di 42 anni arrivato nel 2017, si spende moltissimo nella pastorale giovanile ed è per questo che a settembre 2021 ha voluto dedicare l’altar maggiore della chiesa di Santa Maria Annunziata a Carlo Acutis, il millenial diventato Beato e già ritenuto patrono di Internet, custodendo in chiesa le sue reliquie (una ciocca dei suoi riccioli bruni) e posizionando un suo ritratto su uno degli altari.

 

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«Carlo, morto nel 2006 a 15 anni, ha vissuto in modo straordinario la vita ordinaria di ogni giorno, ha messo grande amore anche nelle piccole cose del quotidiano, si è sempre preoccupato degli altri pur portando a casa qualche nota perché era davvero vivace e pur coltivando le passioni dei ragazzi di oggi, dallo sport alla Play station, Carlo», ha spiegato il parroco alla messa nella giornata in cui si onora la memoria liturgica del Beato Carlo Acutis, «ha saputo usare Internet per il bene, per annunciare la Parola e l’amore del Signore». Un esempio, quindi, in un quotidiano in cui non si contano le segnalazioni di reati commessi attraverso la rete: «Carlo ha dimostrato come la rete possa servire a mandare messaggi positivi, di verità e non solo per discriminare, bullizzare o raccontare mezze verità». 

 

La testimonianza

Tra i presenti c’era Giorgia, 11 anni, con mamma e papà: «Didattica a distanza e didattica digitale hanno fatto entrare precocemente anche i bambini più piccoli in rete, con tutto quello che questo comporta», dice mamma Elisa, «e una volta imparato ad usarla, nella rete hanno cominciato con lo starci sempre di più e non solo per ragioni di studio. Sono piccoli, i pericoli ci sono: noi genitori facciamo il possibile ma questa protezione per me è qualcosa di importante».

Qualcuno potrebbe scomodare il termine superstizione, quasi che una benedizione sia scaramanzia: «Se me lo sentissi dire da un agricoltore gli chiederei perché porta il trattore a benedire il giorno del Ringraziamento», replica papà Ettore. A due passi il piccolo Matteo, 8 anni: «Quando l’anno scorso il parroco ha portato Carlo Acutis in parrocchia, ho voluto seguire dall’inizio con Matteo tutto il percorso, compresa la prima benedizione. Carlo è un ragazzo dei nostri tempi, vicinissimo a lui, e quindi capace di far presa. Io predico ogni giorno tra divieti e raccomandazioni, credo che un esempio come Carlo e anche la solennità di una cosa come una benedizione, lo farà riflettere sul significato dei mezzi che usa tutti i giorni».

 

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La lunga preghiera scritta da monsignor Oliva, Vescovo di Locri-Gerace, ha chiuso la celebrazione prima della benedizione: righe scritte il 21 marzo del 2020, in piena pandemia e delle relazioni diventate virtuali: un passaggio che ha dimostrato anche l'utilità degli strumenti di comunicazione sociale che per il Vescovo sono anche mezzi di evangelizzazione. «Rendi le nostre relazioni sempre più vere, più virtuose e meno virtuali, anche se avvengono attraverso il cellulare e gli altri strumenti di comunicazione sociale. Fa che l’uso di questi strumenti sia sempre rispettoso della dignità delle persone e della loro privacy, della verità e della riservatezza, mai canali d’ingiuria e offesa, odio e violenza».

Paola Dalli Cani
paola.dallicani@larena.it

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