Premiato Milomir, salvò una donna

Milomir Despot, 45 anni, mostra orgoglioso l’attestato ricevuto dalle mani del sindaco SERVIZIODIENNEFOTOLa consegna dell’attestato  a Milomir Despot alla presenza del sindaco Giampaolo Provoli e del capitano dei carabinieri
Milomir Despot, 45 anni, mostra orgoglioso l’attestato ricevuto dalle mani del sindaco SERVIZIODIENNEFOTOLa consegna dell’attestato a Milomir Despot alla presenza del sindaco Giampaolo Provoli e del capitano dei carabinieri

Un eroe di nome Milomir: 45 anni, autista di camion e, da ieri, anche un attestato di merito per aver salvato la vita ad una donna accoltellata dal suo compagno. Non si è mai sentito eroe e ha scelto San Bonifacio come la terra in cui far crescere i suoi due figli ma da tre anni attende di diventare cittadino italiano. È per questo motivo che ieri, consegnandogli la benemerenza civica, il sindaco Giampaolo Provoli ed il presidente della commissione sicurezza Matteo Fiorio (che hanno voluto riconoscerne pubblicamente l’eroismo ed il coraggio) hanno chiesto a gran voce che le procedure accelerino: «Milomir Despot è un cittadino esemplare che si è distinto per senso civico, coraggio e solidarietà: è un grande orgoglio per San Bonifacio e ci rivolgeremo a Prefetto e ministero dell’interno perchè la pratica della cittadinanza sia chiusa quanto prima». Milomir Despot è nato a Jaice, in Bosnia, e abita a due passi dalla stazione ferroviaria di San Bonifacio: il 5 maggio 2019, rincasando poco dopo le 19, aveva sentito le grida di un uomo e di una donna impegnati in una lite furibonda. «Volevo aiutare la donna e solo quando ho raggiunto i due ho scoperto che lui aveva in mano un coltello», raccontava ieri Despot. L’aveva già usato per colpire la moglie ma anche uno dei suoi figli: «L’unica cosa che ho pensato è stato cercare di salvare quella donna». In ospedale ci finirono in tre: la donna, colpita più volte, suo figlio e anche Despot, raggiunto da fendenti al collo e all’addome. «Alla finestra il più giovane dei miei due figli aveva visto tutto: ha 17 anni», raccontava, «ancora oggi spesso si sveglia in preda agli incubi». Ieri è stata una giornata speciale per Milomir e sua moglie Vera, dal 2003 in Italia, per quattro anni a Cologna Veneta e poi a San Bonifacio, «perchè lavoravo da queste parti e questa città offre tante opportunità». Di essere chiamato in Comune per ricevere una benemerenza non se l’aspettava: «Sono davvero felice, e sorpreso. Se tornassi indietro rifarei tutto, credo sia dovere di ognuno aiutare in qualche modo». Si rabbuia un istante, si dice dispiaciuto: «Perchè le persone che fanno cose del genere spesso non vengono riconosciute per i rischi che corrono». Pensa alle spese sostenute per farmaci ed esami dopo le dimissioni dall’ospedale «Fracastoro» ma soprattutto al primo grado di giudizio in cui la sua azione civile sembrerebbe essere passata in secondo piano: «Per i periti sono state colpite zone potenzialmente vitali e quindi per noi c’è il tentato omicidio: non per il giudice, però», conferma Luca Meconio, l’avvocato che lo assiste e che è pronto ad appellare la sentenza che il 7 luglio, ha condannato l’autore dell’accoltellamento a 7 anni. È però il suo sorriso semplice e gli occhi lucidi di Vera a prevalere su tutto quando Gianluca Sanzò, il capitano dei carabinieri che da poco guida la Compagnia sambonifacese, sottolinea l’importanza del gesto: «Un atto di eroismo, un esempio di collaborazione coi cittadini che per noi è fondamentale». Anna Giovannoni, presidente della Commissione pari opportunità, si commuove nel consegnargli una targa: «È il grazie di tutte le donne ad un uomo che ha difeso una donna da un altro uomo». E lui, Milomir, l’ha poi rivista la donna che ha salvato? «Sì, ma solo in tribunale. Mi ha salutato, mi ha detto grazie», dice senza riuscire a nascondere la delusione. «Pazienza», conclude, «non siamo tutti uguali». •

Paola Dalli Cani