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08.12.2019

«Più cartelli allerta cinghiali»

Cinghiali: nove anni dopo l'avvio della sperimentazione con la quale la Regione Veneto ha concesso alla Provincia di Verona il via libera al controllo degli ungulati, in Val d'Alpone si registra la prima stagione di netto calo. «Stando così le cose», spiega Domenico Marcazzan, coordinatore del Gruppo cinghialai Valdalpone 1, «chiuderemo la stagione con un venti per cento di animali in meno. Questo ci dicono i dati attuali paragonati a quelli delle ultime due stagioni». Lo spunto per capire come stiano effettivamente le cose in alta Val d'Alpone quanto a cinghiali l'ha dato la richiesta che il sindaco Luciano Marcazzan ha inviato alla Provincia per avere un numero superiore di segnali di pericolo per animali selvatici vaganti e perchè sotto agli stessi sia apposta una tabella aggiuntiva con la specifica «cinghiali». Sono frequenti, infatti, le segnalazioni di attraversamento della Sp 17 «della Val d’Alpone» da parte di questi animali a cui vanno aggiunte le segnalazioni di investimenti, sino ad ora senza conseguenze per le persone. Che il problema esista lo dimostra il fatto che da ormai nove anni siano attivi due gruppi di cinghialai abilitati e tra loro ci sia pure il primo conduttore di cani da lumiere del veronese. È Francesco Marcazzan, veterano del Gruppo 2 guidato da Renzo Minervini: «I nostri due gruppi garantiscono il controllo fino ai confini del vicentino nel caso di un gruppo e fino al confine con Tregnago (dove sono attivi altri gruppi di cinghialai, ndr) nell’altro. Sono nove anni che siamo operativi», spiega Marcazzan, «ma abbiamo sempre avuto un handicap, e cioè il fatto che nella vicina provincia di Vicenza non venissero adottate misure di contenimento». DA MARZO le cose sono cambiate perchè nel vicentino è partito il controllo e abbattimento da postazione fissa concesso 12 mesi l’anno, sette giorni su sette e 24 ore su 24. «E’ il controllo da altana», spiegano i cinghialai, «che per le prime due stagioni abbiamo portato avanti anche noi per poi optare per le girate che garantiscono un 50% in più di efficacia». In sostanza si esce in gruppo e con i cani e si passa il territorio palmo a palmo: è possibile così intuire tragitti degli animali ma anche stimarne il numero di capi. Il controllo da altana, invece, è fisso. I 65 cinghialai del Gruppo 1 lo scorso anno hanno abbattuto 63 cinghiali, 40 dei quali femmine (che stando ai cacciatori con le nascite rappresentano un accrescimento del 200%) mentre i 54 cacciatori abilitati del Gruppo 2 hanno registrato 44 abbattimenti. «IL BUON LAVORO fatto negli anni, integrato dall’importantissimo controllo sull’unico fronte scoperto, ci ha fatto registrare un calo più evidente sulla media di novembre», spiegano i Marcazzan, «a fronte di una lieve diminuzione dei capi che registriamo già da un paio di stagioni». Un ruolo importante il loro, per la salvaguardia delle proprietà e delle persone, «ma anche, e forse non ci si pensa mai, per l’ecosistema. Un aumento incontrollato nel numero di cinghiali», spiegano i cinghialai, «significa l’aumento della probabilità di stanziamento del lupo in queste zone». ANCHE SU QUESTO, NELL’ESTATE di n anno fa, avevano posto l’accento in occasione del tavolo tecnico tra cinghialai e mondo agricolo che il Comune promosse con l’obiettivo di unire le forze. Tornando, infine, alla richiesta avanzata dal primo cittadino alla Provincia, la stessa, chiarendo come questa costituisca di fatto la prima segnalazione del problema, «attende dal Comune l’indicazione dei punti ritenuti critici per provvedere all’eventuale spostamento dei cartelli esistenti e/o a una loro integrazione». Impossibile, però, pensare ad integrazioni di segnali dal momento che «non sono previsti appositi segnali/appendici integrative approvati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti relativi ai cinghiali». •

Paola Dalli Cani
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