San Bonifacio

Ospedale Fracastoro, i sospesi protestano: «Altri non vaccinati ancora in servizio grazie al green pass»

Il pronto soccorso dell’ospedale Fracastoro di San Bonifacio
Il pronto soccorso dell’ospedale Fracastoro di San Bonifacio
Il pronto soccorso dell’ospedale Fracastoro di San Bonifacio
Il pronto soccorso dell’ospedale Fracastoro di San Bonifacio

Trasferiti ad altra mansione o sospesi dal lavoro con una settimana di preavviso, «mentre in corsia rimangono tutt’ora colleghi non vaccinati. Decisioni incomprensibili e discriminanti ed ora la beffa del Green pass che legittima la presenza di chi non dovrebbe lavorare».

È il quadro dell’ospedale Fracastoro di San Bonifacio (Verona) per come lo dipingono alcuni dipendenti non più al lavoro: tra loro lavoratori fragili che non possono vaccinarsi e che hanno subito trasferimenti anche disagevoli già ad agosto e lavoratori non vaccinati sospesi da un mese.

Stando a loro sarebbero una trentina i sanitari non vaccinati in forza al Fracastoro ma solo per sette sarebbero scattate le sospensioni: un numero consistente di non vaccinati lavorerebbe in pronto soccorso. Il condizionale è d’obbligo, perché l’Ulss 9 nel merito non entra e spiega la situazione su scala generale: «Una commissione sanitaria sta vagliano le risposte che gli operatori hanno fornito all’invito a vaccinarsi o a motivare la mancata vaccinazione. Solo una minoranza non ha risposto ed è stata diffidata e poi sospesa.

La tempistica è diversa perché la posizione di alcuni è in itinere, o perché la richiesta di esenzione è stata prodotta con certificati non conformi o perché qualcuno ha fatto impropriamente rispondere ad un legale», dice Giuseppe Cenci, direttore amministrativo della Scaligera. La Commissione, quindi, in molti casi è stata costretta a ricontattare i lavoratori.

Non solo: «La Commissione ha vagliato solo un terzo dei casi (3.000 secondo Cgil-Funzione pubblica, ndr) e in questo terzo nemmeno il 5% sono dipendenti Ulss 9». Annuncia sospensioni progressive ma fa presente che «molte comunicazioni arrivano con tempistiche dilatate e c’è chi ha risposto dopo aver ricevuto la diffida conseguente al mancato riscontro al primo invito».

Il conseguente malessere è confermato anche dalle sigle sindacali, a loro volta costrette a muoversi tra l’incudine di chi chiede la rigorosa applicazione delle norme (obbligo vaccinale per i sanitari) e di chi non può essere vaccinato o non ne ha intenzione e con escamotage prende tempo. «Da mesi chiediamo inutilmente i dati perché solo quelli fotografano la situazione: sappiamo di lavoratori da mesi in fase di accertamento, di altri che hanno assunto posizioni incomprensibili figlie dello stress accumulato nei mesi più duri, di chi non ha ricevuto alcuna comunicazione dalla Scaligera: il risultato», osserva Marco Bognin (Uil-Fpl), «è che gli onesti sono rimasti a casa e che, forse temendo troppi forfait, si è potenziato il pronto soccorso del Fracastoro guardando solo ai numeri e non alle competenze degli operatori».

Fabrizio Lovato (Cgil-Funzione pubblica) parte dal plauso per il senso di responsabilità dimostrato da quel 97,5 % di operatori della Scaligera che si sono vaccinati ma oggi parla di «lentezza ed inadempienze», stima in 200 i lavoratori appesi all’iter di accertamento in tutta la Scaligera dove «si è creata una situazione discriminante e penalizzante. Non abbiamo risposta sul numero di postazioni dove ricollocare i lavoratori ma verifichiamo procedure non trasparenti, discutibili, contraddittorie».

Secondo Ivano Dal Dosso (Anaao-Assomed), «l’impressione è che si sia tentato di salvare capra e cavoli, cioè la sicurezza ed i servizi ma il risultato sono sospensioni a macchia di leopardo. L’Ulss ci dice che al Fracastoro sono scattate 30 sospensioni, a noi non risulta: anzi, dove la sospensione con scarso preavviso è avvenuta sono stati richiamati lavoratori dalle ferie, ferie di cui chi attendeva la sospensione dal lavoro ha invece usufruito approfittando della situazione per poi vaccinarsi al rientro. Spero che l’avvio del Green pass sia l’ultima ragione per prendere tempo».•.

Paola Dalli Cani