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20.05.2020

Operaio preso con 870 grammi d’oppio «Ma noi lo usiamo solo per cucinare»

L’oppio recuperato dai carabinieri di San Giovanni Ilarione
L’oppio recuperato dai carabinieri di San Giovanni Ilarione

Il quarantunenne ha tentato in tutti i modi di togliersi dai guai. Ha spiegato che quei papavero d’oppio era solito utilizzarli per infusi e altre bevande, tipiche del suo paese. I carabinieri di San Giovanni Ilarione, però, sono di tutt’altro avviso e parlano senza mezzi termini di sostanze stupefacenti. E così pure lo sostiene il giudice che ieri mattina ha convalidato l’arresto dell’operaio, regolare in Italia e ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione per due giorni alla settimana alla caserma dei carabinieri. L’arresto operato dai militari dell’Arma è scattato lunedì mattina nell’ambito dei controlli sul rispetto delle norme anti contagio. Ad insospettire i carabinieri le strane manovre compiute dall’indiano a bordo della 600 Fiat di sua proprietà pur essendo privo di patente una volta accortosi della presenza della pattuglia. L’operaio, infatti, ha operato un repentino cambio di direzione. Non gli è servito a molto perché è stato subito raggiunto e fermato dalla pattuglia. Il quarantunenne è apparso subito molto agitato agli occhi dei carabinieri . E il motivo di così tanto nervosismo lo si è capito nel giro di pochi attimi quando i carabinieri hanno prelevato uno zainetto dall’auto, contenente 48 grammi di capsule essiccate di papavero d’oppio. Una quantità più che sufficiente per indurre i carabinieri a procedere poi alla perquisizione della sua abitazione a Montecchia di Crosara. Lì sono stati trovati altri otto sacchetti contenenti gli stessi fiori, privi di gambo e petali già essiccati. «Questi bulbi», riporta una nota dei carabinieri, «sono impiegati per i loro effetti analgesici e sedativi». E ancora: «Gli effetti della consumazione di oppio sono analoghi a quelli di morfina ed eroina, prodotti derivati dall’oppio stesso, ovvero rallentano i riflessi e aumentano la resistenza al dolore fisico, inibendo la sensazione di fatica e stanchezza». Per il quarantunenne sono così scattate le manette ed è stato riportato nella sua abitazione agli arresti domiciliari dov’è rimasto fino a ieri mattina quando è stato portato in tribunale per la direttissima che riprenderà il prossimo mese. I carabinieri stanno proseguendo le indagini per scoprire chi è il fornitore dello stupefacente dell’indiano, vietato in Italia. Con ogni probabilità, proviene dall’estero. I carabinieri della compagnia di San Bonifacio non sono nuovi a sequestri e arresti per lo spaccio di questo tipo di stupefacente nell’est veronese. A fine dicembre del 2014, fu arrestato un altro indiano che viveva a Monteforte. All’epoca, i carabinieri del nucleo operativo di San Bonifacio avevano trovato nelle valigie di Davinder Singh, 28 anni, incensurato, al suo rientro da un viaggio a Vienna ben venti chili d’oppio. Ora riparte l’indagine per scoprire che tira le fila di questo traffico di stupefacenti. •

G.CH.
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