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15.08.2017

Operaio della Miteni denuncia
l’azienda per i danni da Pfas

Una manifestazione contro i Pfas
Una manifestazione contro i Pfas

Hanno raggiunto quota quindicimila sottoscrizioni le petizioni con le quali si chiede da una parte che gli acquedotti vengano approvvigionati da fonti pulite e, dall’altra, che vengano abbassati i limiti per quanto riguarda gli inquinanti nell’acqua.

Quindicimila firme di cittadini che hanno così voluto dare sostegno all’iniziativa, avviata alcuni mesi fa dagli ambientalisti per evidenziare l’interesse che ha la popolazione per la questione-Pfas. Per quanto riguarda la nostra provincia, nell’elenco dei Comuni della zona maggiormente esposta all’inquinamento, ben tredici sono del Basso veronese. Si tratta di Veronella, Zimella, Albaredo, Cologna, Bonavigo, Minerbe, Pressana, Roveredo, Legnago, Boschi Sant’Anna, Bevilacqua, Terrazzo ed Arcole.

LE PETIZIONI. A dare la notizia che le istanze promosse dal Comitato acqua libera dai Pfas e da Legambiente hanno ottenuto un consenso davvero largo è Piergiorgio Boscagin, portavoce del comitato e rappresentante dell’associazione ambientalista. «È stata superata la soglia che ci eravamo prefissi, per cui presto porteremo le firme al presidente della Regione Luca Zaia», spiega Boscagin. È proprio dall’ente regionale che si attendono «interventi più decisi» per quanto riguarda l’azione di contrasto alla presenza delle sostanze perfluoro-alchiliche.

Boscagin parla anche dell’impatto del caso-Pfas sulla popolazione. «Sia nel Vicentino che nel Padovano, i residenti dopo aver visto le analisi con una presenza consistente di Pfas nel sangue soprattutto tra i più giovani, si sono organizzati ed hanno iniziato a chiedere agli amministratori di intervenire, mentre nel Veronese sinora non si è mossa ancora alcuna mobilitazione», dice.

«Mi auguro che anche qui la popolazione inizi a muoversi, visto che c’è in ballo la salute di tutti», conclude.

LA DENUNCIA. In questi giorni la questione giudiziaria legata all’inquinamento si è intanto arricchita di un nuovo capitolo. Già nel gennaio scorso la Procura di Vicenza aveva inviato una decina di avvisi di garanzia ad amministratori e dirigenti, sia in carica che dimessi, dell’azienda chimica Miteni di Trissino, Vicenza, che secondo l’Arpav è responsabile per più del 97 per cento della contaminazione. Un’indagine nata con le accuse di avvelenamento delle acque e disastro ambientale. Poi, due mesi fa, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Treviso avevano scritto a tutte le autorità per segnalare che, nell’ambito delle verifiche svolte per conto dei magistrati berici, hanno scoperto documenti che attestano che i dirigenti dell’azienda erano a conoscenza dell’inquinamento.

Ora un ex-dipendente di Miteni, il cinquantenne Stefano De Tomasi di Valdagno ha presentato una denuncia contro la società di Trissino per la quale ha lavorato per undici anni fino al 2010 ed al medico incaricato dall’azienda di seguire i lavoratori. Ai magistrati De Tomasi, che è afflitto da una serie di patologie a suo parere legate all’esposizione a Pfas, chiede di verificare se è stato vittima di lesioni colpose. L.F.

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