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24.04.2019

Morto nell'incidente
vicino a casa,
l'addio a Romano

La benedizione della bara di Romano Anselmi FOTO AMATO
La benedizione della bara di Romano Anselmi FOTO AMATO

La chiesa di Santa Maria assunta a Mezzane di Sotto, colma di gente, ha salutato ieri pomeriggio Romano Anselmi, morto a 59 anni. La sua bara in legno chiaro aveva sul coperchio e sul davanti due mazzi di rose rosse.

 

L’incidente stradale a causa del quale Romano ha perso la vita si è verificato sabato santo, nel tardo pomeriggio.

Dopo essere stato assieme ad alcuni amici a sistemare delle bottiglie in una cantina delle vicinanze, scendeva dalla località di Postuman verso Mezzane di Sotto lungo la strada provinciale 37b. Uscito da una curva, il suo pick-up Ford Ranger che aveva ritirato nuovo solo da poche ore, in un rettilineo è finito fuori strada, è scivolato lungo una ripida scarpata ed ha terminato la propria corsa impazzita contro degli olivi.

Sbalzato fuori dall’abitacolo, il conducente è stato in parte travolto dal proprio mezzo. Nella sua omelia il co-parroco don Angelo Castelli ha rivolto ai presenti la domanda rivolta a Maria Maddalena in visita al sepolcro vuoto di Cristo: «Perché piangi? Una domanda che si trasforma in gioia quando il Risorto la chiama per nome: Maria». «Di fronte a tante domande», ha detto don Angelo, «come quelle che con le lacrime agli occhi ci rivolgiamo in questo momento, non c’è risposta esauriente se non quella che nasce dalla conversione del cuore. Quella che ci fa guardare la vita con occhi diversi. Che l’esempio della sua vita ci aiuti a vivere meglio la nostra». «Romano Anselmi era una persona con cui non si poteva litigare tanta era l’affabilità e la disponibilità che dimostrava verso chiunque».

Tutti a Mezzane glielo riconoscono, a cominciare dal sindaco Antonio Domenico Sella che lo descrive come «persona solare ed altruista». Questo nonostante il fatto che la vita lo avesse più volte pesantemente bastonato con una serie di lutti familiari l’uno dopo l’altro, tanto da lasciarlo a vita sola. Sua mamma era morta ancora molto giovane. Il fratello Michele lo aveva lasciato, stroncato da un tumore, quando aveva solamente 39 anni. Anche suo papà era deceduto in età non molto avanzata. E lui era rimasto completamente solo.

«Personalmente», sottolinea Stefano Neffandi, amico suo e della sua famiglia, «escluderei che quell’incidente sia da attribuirsi alla velocità, perché Romano era un conducente prudente, disciplinato ed esperto nella guida. Chissà, forse un malore, un attimo di distrazione. La velocità non la metterei neppure in conto. Anche se aveva una vettura nuova, era un esperto nella guida perché Romano lavorava con le macchine operatrici della ditta Benini escavazioni. La ditta che era per lui la seconda casa». «Voglio solo aggiungere», continua, «che non è stato per nulla fortunato nella sua breve vita e se n’è andato all’improvviso in questo modo violento».

«Ciao, Romano», l’ha salutato alla fine della cerimonia funebre Donatella, figlia di Sergio Benini per il quale lavorava, «te ne sei andato all’improvviso lasciando un grande vuoto attorno a te. In questi ultimi giorni eri particolarmente sereno e felice. Forse la macchina nuova, una giusta soddisfazione guadagnata con tanto lavoro. Forse perché dentro di te in questo periodo avevi conquistato pace e serenità». Poi ha aggiunto: «Per noi eri più che un collaboratore. Eri come un figlio per i miei genitori Sergio e Bertilla, un fratello maggiore per me e Daniela. Ci mancherai, ti vogliamo bene. Riposa in pace». •

Giuseppe Corrà
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