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14.12.2019

Cyberbullismo
«Il pericolo è anche
nei videogiochi»

Adescamento di minori in rete: il pericolo, oggi, passa anche per i videogames. È l'allarme che stamattina a Monteforte d'Alpone ha lanciato Giuliana Guadagnini, psicologa e responsabile del Punto di ascolto disagio scolastico di Verona. L'occasione è stata la mattinata formativa promossa dal Comune e dall'Istituto comprensivo per affrontare con i 330 studenti della scuola media “Zanella” ed i loro genitori ciò che sta dietro «Bullismo e cyberbullismo».

 

«La rete tra forze dell'ordine, famiglia e studenti è essenziale perché il problema di ciò che accade in rete è un problema di tutti: mondo reale e mondo virtuale sono interconnesi», ha spiegato Guadagnini richiamando l'attenzione dei genitori che, spesso, «non considerano ciò che accade in rete ritenendo che non potrà mai incidere o condizionare la vita dei loro ragazzi».

 

Si è parlato di cybermolestie, delle diverse sfumature del problema, delle sfide che vengono lanciate dalle “web challenge”: «Sono contesti che condizionano i ragazzi e li spingono ad adottare comportamenti che magari non condividono solo per avere più like o più follower. Spesso sono cose molto distanti da ciò che sono loro», ha spiegato Guadagnini, «e dai valori delle loro famiglie e a fronte di ciò spesso i genitori ritengono sia un problema che a loro non accadrà mai e tendono a sottostimarlo».

 

Tante le criticità ma anche qualche indicazione preventiva: «Momenti di formazione allargata, che coinvolgano cioè docenti, genitori e studenti insieme, sono utilissimi perché così si comprendono anche le diverse modalità di linguaggio: se chiedi quanti ragazzi abbiano profili social, profili nascosti o profili con falsi nomi e le mani si alzano ci sono davvero spunti, per noi adulti, per riflettere soprattutto perché non sempre i genitori hanno consapevolezza di ciò che fanno i figli in rete e dei pericoli che corrono. Uno su tutti è quello dell'adescamento che oggi passa anche per i videogiochi. Credo che se ne esca se i genitori, nel momento in cui decidono di mettere in mano ai figli uno smartphone, riescono a creare un dialogo sin da piccoli costruendolo a partire da una sorta di contratto che garantisca sì la privacy dei contenuti dei ragazzi ma che l'accesso da parte dei genitori. Su tutto, però, si impone la coerenza dei genitori: se gli adulti dicono una cosa, deve essere quella».

 

All'incontro sono intervenuti anche il capitano Daniele Bochicchio (comandante della Compagnia carabinieri di San Bonifacio), il penalista Angelo Butera e la civilista Michela Lettieri che hanno affrontato gli argomenti dal punto di vista della loro competenza professionale.

Paola Dalli Cani
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