Mambo, a cinque anni la sua prima minimoto

Il luogo Il fossato dove è finito il ragazzo FOTO  PECORA
Il luogo Il fossato dove è finito il ragazzo FOTO PECORA
Il luogo Il fossato dove è finito il ragazzo FOTO  PECORA
Il luogo Il fossato dove è finito il ragazzo FOTO PECORA

Una giornata sulla moto da cross su e giù per le colline, tuta casco e protezioni regolarmente al loro posto, esperienza da vendere: basta questo a spiegare perché ad un paese intero paia assolutamente incredibile la disgrazia che sabato sera s'è portata via, a 19 anni, Thomas Cavazza. Anche questo fine settimana l'appuntamento era con la sua più grande passione, l'enduro: girata e prove assieme ad un agonista esperto (che era pure il suo datore di lavoro) ed un altro appassionato, entrambi vicentini, come già era capitato. Nel pomeriggio i tre si salutano, ognuno salta in sella alla sua moto da cross e prende la strada per casa: Thomas, però, non ci arriva.

I suoi genitori lo chiamano al telefono più volte, inutilmente, cominciano a chiedersi dove sia finito ma nel frattempo è un passante che nella roggia che scende dalla collina di Castello e passa sotto via Palazzo, nel tratto di valle, si accorge che c'è una persona che indossa tuta e casco da motociclista: non si muove, lui chiama ma questa non risponde. L'allarme parte immediatamente: una volta sul posto i sanitari scendono i due metri che separano il piccolo argine dal greto dove scorre qualche decina di centimetri d'acqua ma non possono far altro che constatare il decesso del ragazzo.

A poca distanza, sull'argine, la moto da cross. Disperazione, incredulità e domande da quel momento prendono il sopravvento su tutti: perché Mambo, così lo conoscevano i suoi amici, «è sempre stato uno con la testa sulle spalle. La prima minimoto ce l'ha avuta a cinque anni e poi, crescendo, ha passato la passione anche a noi: quasi tutti i fine settimana uscivamo insieme, tre anni fa ci facemmo addirittura una sorta di divisa del team: sulla schiena c'era scritto che motori e donne vanno toccati nei punti giusti», raccontano Davide Xompero e Matteo Cavazzola. Sono due dei quattro del gruppo, assieme a Diego, fratello di Matteo, e Thomas. Attorno a loro, nella cucina di uno dei tanti amici comuni, domenica pomeriggio si sono ritrovati in una quindicina: per capire quanto fosse conosciuto Thomas basta solo dire che in poche ore è nata una chat che riunisce ben 80 ragazzi. «Mambo era amico di tutti ma non solo perché quando c'era da far festa era il primo», raccontano, «soprattutto perché tutti sapevano che su di lui si poteva sempre contare». Aveva studiato meccanica nel Vicentino, al Centro di formazione professionale di Trissino e, sempre nella cittadina berica, aveva trovato lavoro, in un'officina: «Quello che non faceva al lavoro lo faceva sulla sua moto o sulle nostre mettendosi a disposizione anche nel tempo libero. In moto protezioni sempre e testa sulla spalle», ricordano.

Un gigante Thomas, sia per l'aspetto fisico che per il gran cuore, «incredibile un appuntamento simile col destino». Scorrono le foto, c'è chi ricorda di averci scherzato al telefono sabato mattina, gli amici del motocross raccontano che domenica avevano pensato ad un'uscita insieme per poi accantonare l'idea per non creare caos in paese nel giorno del grande ritorno della Gran fondo del Durello. «È inspiegabile, ingiusto, impossibile», ripetono e fanno capire che stanno parafrasando le parole di mamma Fiorella e papà Massimo. Ci sono andati praticamente tutti ad abbracciarli, come hanno fatto con Desy, la ragazza che da un anno e mezzo era diventata la fidanzata di Thomas e la sua prima supporter. Gli occhi si fanno lucidi: «Il Mambo c'è, e nessuno lo dimenticherà ma abbiamo già deciso che qualcosa dovrà portare il suo nome». I funerali si terranno domani, mercoledì, alle 15:30 nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Ilarione. 

Paola Dalli Cani