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24.03.2019

L’addio a Valentino tra i suoi amici piloti

I funerali nella chiesa di Vestenavecchia, incapace di contenere tutti gli intervenuti FOTOSERVIZIO AMATO
I funerali nella chiesa di Vestenavecchia, incapace di contenere tutti gli intervenuti FOTOSERVIZIO AMATO

La chiesa parrocchiale di Vestenavecchia era traboccante di gente fin sul sagrato ieri mattina per dare l’ultimo saluto a Valentino Da Campo, «Vale» per gli amici, e «Va... lentino» lo slogan sulla carrozzeria della sua auto da rally bianca, schierata insieme ad altre decine di veicoli da corsa fin dal primo mattino tutt’intorno al piazzale della chiesa: ma nessun rombo di motore, tutte erano insolitamente silenziose. Hanno fatto da cornice alle esequie di un pilota, un uomo pieno di vita che ha lasciato un vuoto incredibile, prima di tutto tra i familiari e la fidanzata Chiara, visibilmente provati da un dolore composto, e poi fra i compaesani e gli innumerevoli amici piloti e calciatori giunti da tante parti, e in prima fila dirigenti e colleghi dell’Autovega di Arzignano. Una partecipazione sofferta da parte di tutti i presenti e tanta commozione quando la bara dal legno chiaro ha fatto il suo ingresso in chiesa fra due ali di gagliardetti di tante sezioni Aido dell’Est veronese e scortata da uno stuolo di piloti che hanno poi preso posto nel presbiterio alle spalle dei celebranti. Il casco da pilota di rally e la maglia da calcio del Vestena con scritto «Con affetto i tuoi amici» e il glorioso numero 9 stampato sul retro, posati sulla bara di Valentino raccontavano con un sol colpo d’occhio la vita spezzata di un giovane uomo che aveva fatto della pratica sportiva il suo microcosmo. Non solo. Sulla bara, oltre il suo sorriso in foto, c’era anche una scultura di palloncini dei Clown di Corsia che il pilota aveva imparato a frequentare nonostante gli piangesse il cuore nel vedere tanta sofferenza fra i bimbi in ospedale: «Caro Valentino», ha detto un Naso Rosso dall’altare, «lassù ci sono un sacco di bambini e adesso avrai l’onore di poter giocare anche con loro». Tanti i riferimenti al carattere gioioso, coinvolgente del pilota; i compagni di tante avventure con i motori rombanti hanno scritto a caratteri cubitali sul sagrato: «C’era un vuoto nel cielo e serviva una stella, quella più bella, che ora brilla solo per noi, ciao Va... lentino». A presiedere il rito funebre è stato don Rino Massella, cappellano degli alpini delle sezioni di Verona e Mantova, che fu parroco di Vestenavecchia e insegnante di religione nella scuola media di Vestenanova negli anni in cui Valentino era un adolescente. Hanno concelebrato don Michele Valdegamberi, parroco dell’Unità pastorale della Lessinia Orientale e don Zeno Bellamoli, parroco di Monteforte. Tutto il personale della scuola parrocchiale dell’infanzia di Monteforte Don Antonio Dalla Croce era presente in chiesa e ha partecipato commosso al dolore della maestra Chiara, fidanzata di Valentino. Don Rino aveva mantenuto negli anni un forte legame con il pilota vestenese: «Valentino mi voleva bene e veniva spesso a trovarmi», ha detto il sacerdote durante l’omelia. Con lui era andato a Medjugorje e ora, terminati i lavori nella nuova casa, si stava organizzando con la fidanzata per tornarci e «... per ricaricare le batterie della fede che la vita frenetica di questa società porta spesso ad esaurirsi. Voleva insomma ridare valore alla sua vita». IL SACERDOTE si è rivolto in particolare ai genitori, fratelli, fidanzata per incoraggiarli a superare le dure circostanze in cui si sono improvvisamente trovati: «La vita continua anche se resa più difficile dall’assenza fisica di Valentino, il quale sarà un fiore che dura, grazie alla donazione dei suoi organi che hanno ridato nuove speranze». Quella di ieri è stata una celebrazione funebre molto partecipata e sinceramente sofferta da parte di tutti, fatta di pianti sommessi e silenzi. Con le note dolcissime durante la Comunione di cinque mandolini dell'Orchestra a Plettro di Breganze. E tanta commozione quando sull’altare si sono avvicendati amici e conoscenti per ricordare «Vale», per testimoniare una vita fatta di amicizie e di passioni per il calcio e per le auto, per ricordare il sorriso di un amico, di un uomo che sembrava inarrestabile. E che invece ha trovato la morte una settimana prima in sella alla sua moto sulla provinciale 17. •

Mariella Gugole
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