Innalzare i limiti dei Pfas?
«È la vittoria degli interessi»

Protesta contro i Pfas all’incontro con Miteni
Protesta contro i Pfas all’incontro con Miteni
Protesta contro i Pfas all’incontro con Miteni
Protesta contro i Pfas all’incontro con Miteni

È protesta contro l'innalzamento dei limiti deciso da Venezia per quanto riguarda la presenza dei Pfas nelle acque che vengono scaricate a Cologna nel fiume Fratta-Gorzone dal «tubo». Ovvero, dal collettore che trasporta a valle i reflui dei depuratori vicentini di Arzignano, Montecchio, Montebello, Lonigo e Trissino. Tanto che le ultime decisioni di Venezia vengono bollate come «una vergogna» dal sindaco di Pressana Stefano Marzotto.

Quello del tetto massimo dei livelli di sostanze perluoro-alchiliche negli scarichi che il «tubo» porta sin nel Veronese è un caso che si trascina da tempo. Alcuni mesi fa, esattamente nel luglio scorso, questo argomento era stato oggetto di un intervento pesante del Ministero dell'Ambiente. A fronte della decisione della Regione di stabilire limiti piuttosto alti, per consentire la realizzazione di un percorso di diminuzione per gradi della presenza dei Pfas negli scarichi, il dicastero aveva imposto che venissero adottati gli stessi parametri che si usano per l'acqua potabile. Una disposizione a cui Venezia si è dovuta adeguare ma che nel Vicentino, dove i Pfas vengono prodotti e utilizzati, non è certo stata accolta con gioia. Da subito sia i vertici del consorzio che gestisce il collettore, Arica, che i rappresentanti del mondo industriale hanno sollevato l'obiezione che l'adozione di una misura così drastica significherebbe la chiusura di varie aziende.

Tali considerazioni si sono quindi tradotte in ricorsi legali e all'adozione, da parte del Tribunale superiore delle acque, di un primo provvedimento nel novembre scorso, con cui si imponeva di eliminare i Pfas dagli scarichi. Ora è arrivata la contromossa della Regione, che punta non ad abbattere la presenza dei Pfas allo scarico del «tubo», cosa che non sarebbe possibile, bensì all'origine, ovvero nelle aziende che usano le sostanze perfluoro-alchiliche.

Un'operazione che, secondo il decreto regionale, va perseguita seguendo un percorso a tappe. Si dovrebbe partire con l'installazione di filtri a carboni attivi prima dell'arrivo dell'acqua prelevata dalla falda nelle aziende, per poi proseguire con l'individuazione da parte delle stesse dei loro prodotti contenenti Pfas, da indicare in etichetta, e arrivare all'uso di composti meno inquinanti, alla separazione degli scarichi da cui fuoriescono i perfluori e, infine, alla realizzazione di depurazioni prima dello scarico in fognatura. Se la ditta che la stessa Regione considera come la fonte quasi esclusiva dell'inquinamento da Pfas, la Miteni di Trissino, esulta, perché ritiene che questo provvedimento costituisce la dimostrazione che la contaminazione ha varie origini, lì dove i Pfas portati a valle dal «tubo» scorrono c'è invece sconcerto. «Questa è l'ennesima vittoria degli interessi degli industriali vicentini sulla salute dei cittadini veronesi», afferma il sindaco di Pressana. «Ora dobbiamo fare con la Provincia e i Comuni della zona un'azione forte e risoluta, opponendoci con tutti i mezzi possibili a questa iniziativa, perché non si possono cambiare le regole solo perché non si riesce ad applicarle». Il riferimento di Marzotto è chiaro. Il decreto della Regione, prevedendo che l'obiettivo finale venga raggiunto entro giugno 2020, ha innalzato di sei volte i limiti dei Pfos, da 0,03 a 0,18 nanogrammi al litro, di una volta e mezza quelli dei Pfba, da 0,5 a 0,7, e di più del doppio dei Pfbs, 1,3 al posto 0,5, mantenendo inalterati quelli dei Pfoa e di altre sostanze. «È come alzare i limiti di velocità su una strada in cui le auto corrono troppo perché non si riesce a controllarle», conclude il primo cittadino pressanese. Il quale si dice pronto a coinvolgere i suoi colleghi primi cittadini in una battaglia contro i nuovi limiti. Intanto proprio i sindaci si preparano a partecipare ad una manifestazione che si svolgerà domani nel Vicentino, davanti al campo pozzi di Almisano, da cui arriva l'acqua che viene distribuita dagli acquedotti dei tredici Comuni del Veronese che fanno parte dell'area maggiormente esposta all'inquinamento: Veronella, Zimella, Albaredo, Cologna, Bonavigo, Minerbe, Pressana, Roveredo, Legnago, Boschi Sant'Anna, Bevilacqua, Terrazzo ed Arcole.

Luca Fiorin

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