Inizia il dopo nubifragio Conta dei danni nelle case

Albertina Mendes Frassini e la sua auto FOTO DIENNE
Albertina Mendes Frassini e la sua auto FOTO DIENNE

Il giorno dopo il nubifragio, a San Bonifacio, è iniziato ieri con il rumore delle idrovore dei vigili del fuoco e delle pompe della protezione civile. Per decine e decine di persone è cominciato il grande lavoro di recupero da scantinati e garage di ciò che nel pomeriggio di martedì galleggiava in 20, ma in alcuni casi anche in 170 centimetri d’acqua, e che ora è pronto per la discarica. Operai del Comune e un gruppo delle Opere missionarie già da ieri hanno iniziato il recupero. «Limitatevi ai ripristini necessari e documentate danni e spese sostenute: appena avrò i dati che ho chiesto all’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, formalizzerò la richiesta di stato di calamità e se sarà riconosciuto potremo censire i danni», si raccomanda il sindaco Giampaolo Provoli, chiudendo il Centro operativo comunale aperto martedì sera. A riportare più danni dal nubifragio che si è scatenato sul centro di San Bonifacio tra le 17.15 e le 18.30 di martedì sono stati i garage interrati «Come farò ora ad andare a lavorare? Ho solo quest’auto ed è da buttare», diceva ieri, molto provata, Abertina Mendes Frassini. Il livello raggiunto dall’acqua lungo lo scivolo della sua casa di via Filzi la supera in altezza: «L’acqua ha sollevato tutto e quando si è ritirata ha fatto cadere ogni cosa: tutto da buttare». È solo una delle storie di via Filzi, dove in alcuni casi le paratie sono state abbondantemente sormontate dall’acqua e dove in altri l’acqua si è accumulata per 30-40 centimetri davanti ai basculanti dei garage. Poi c’è via Chiavichetta. Qui alcuni residenti vogliono chiedere al Comune che siano stabilmente disponibili in quartiere delle transenne: a peggiorare gli allagamenti sono stati i moti ondosi dei mezzi in transito. E ci sono i condomini, ma anche alcune abitazioni singole, di via Salvo d’Acquisto: «Guardi i nostri garage: facciamo da vasca di laminazione per il Parco dei Tigli. Sono vent’anni che è stato costruito questo gradino con paratoia mobile: era l’unico modo che ha avuto mia madre per provare a salvarsi», racconta Stefano Ruffo. Non è servito a nulla perchè dal parco l’acqua ha superato il muretto di confine e s’è travasata prima nei cortili e poi nelle cantine riempiendole fino al soffitto. Nella parallela via Fratelli Cervi le cantine son finite sott’acqua perché i tombini non sono riusciti a reggere: il parrucchiere di via Gobetti ha dovuto chiudere dopo aver visto il suo negozio invaso ancora una volta dall’acqua scolata da piazza Matteotti. Al liceo Guarino Veronese, tre aule ed un laboratorio ieri mattina erano inutilizzabili a causa di infiltrazioni dal tetto. E poi ci sono i residenti del quartiere Don Ambrosini che martedì, vedendo il sottopasso sommerso da oltre un metro d’acqua, sono sbottati contro l’inutilità della nuova vasca di laminazione. «I lavori sono finiti, manca l’allacciamento alla rete elettrica per far partire le pompe. È un lavoretto da mezza giornata, ma finché non si chiude la procedura via Centrale acquisti della pubblica amministrazione (Consip) non possiamo fare nulla». Parte da qui l’assessore ai lavori pubblici Antonio Verona nel replicare alle proteste. E aggiunge: «Ero sul posto: è saltato un chiusino della condotta che arriva da Soave e va verso il depuratore. Urge un confronto con Acque veronesi su questo anomalo innalzamento della pressione». Acque veronesi viene chiamata in causa anche per l’inadeguatezza del reticolo scolante: «Da tempo c’è un confronto aperto perché la società ha ereditato le condotte comunali, ma a noi resta il problema delle acque bianche: la rete è mista per il 90 per cento, e per sistemare le cose, solo in zona di via Salvo D’Acquisto e laterali, servono 10-15 milioni», dice Provoli. Si spiega così anche la problematica del Parco dei Tigli, «che però», aggiunge, «ha come concausa la ridotta capacità drenante del ciottolato di pavimentazione del parcheggio Palù». Nelle case, intanto, è conta dei danni. •

Paola Dalli Cani