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04.02.2020

Il vento fa respirare, ma nell'Est Veronese era scattata l'allerta rossa

Cinque paesi dell’Est veronese soffocati dalle polveri sottili: l’Arpav ha fatto scattare ieri l’allerta rossa per le Pm 10 per i comuni della «zona San Bonifacio», cioè San Bonifacio, Soave, Monteforte d’Alpone, Caldiero e Arcole.

È il massimo livello di allerta previsto ed è scattato perché la concentrazione media giornaliera degli inquinanti registrata dalla centralina dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto è di 84 microgrammi per metro cubo d’aria, laddove il limite massimo deve essere contenuto nei 50 microgrammi per metro cubo. L’allerta di livello 2 segue il sistematico sforamento dei limiti negli ultimi 10 giorni e rimarrà in vigore fino a giovedì, giorno in cui l’Arpav effettuerà la prossima rilevazione. 

 

Il vento di oggi però ha sensibilmente migliorato la situazione e si attendono valori molto più bassi nelle prossime rilevazioni.

 

I SINDACI

«Cosa possiamo fare noi?», si interroga Gaetano Tebaldi, sindaco di Soave, «siamo vittime del traffico dell’autostrada Brescia - Padova, di un milione di veicoli in transito, e anche a voler prendere provvedimenti, chi può farli rispettare? Concerteremo un’azione con San Bonifacio, ma quello che possiamo fare è contenere il riscaldamento degli edifici pubblici al massimo a 19 gradi e sperare lo facciano anche i cittadini. Il problema serio è il riscaldamento, anche la questione delle stufe e dei camini, ma non abbiamo né i mezzi né la struttura per poter gestire una cosa del genere. Partissero con una politica seria di rottamazione dei camini: più che le ordinanze che bloccano le auto più inquinanti e un’area pedonale che due volte a settimana dà il suo contributo, non possiamo fare».

La pensa così anche Marcello Lovato, sindaco di Caldiero, «un comune imbottito tra autostrada e porcilana. Il grosso del problema arriva da lì e per questo non abbiamo adottato limitazioni sulle strade comunali. L’altra grossa parte del problema è il riscaldamento e ci siederemo a breve attorno a un tavolo per capire come partire coi controlli sul rispetto dell’ordinanza che dà l’altolà a stufe e camini più inquinanti».

È lo stesso sentire di Alessandro Ceretta, ad Arcole: «Abbiamo una forte vocazione agricola, non credo che il problema sia provocato da noi e per questo non ho adottato ordinanze che hanno come unico effetto quello di mettere in difficoltà il traffico interno e persone che girano con una macchina vecchia perché non possono permettersene una nuova. Serve una seria politica strutturale, non scaricare un problema così grande sui sindaci».

San Bonifacio, il comune che ospita la centralina e che giusto qualche settimana fa s’è ritrovato con la maglia nera di paese del veronese con la peggior qualità dell’aria, l’ordinanza che blocca veicoli, stufe e camini inquinanti l’ha adottata a novembre: «Siamo accerchiati: autostrada, strada regionale 11, porcilana e poi parecchi palazzi con caldaie vecchie. Abbiamo adottato l’ordinanza», dice l’assessore all’Ecologia Adriano Pimazzoni, «e abbiamo al vaglio un’integrazione al regolamento edilizio che tratti specificamente dell’efficentamento. Per venirne fuori, però, serve che a livello statale e regionale si proceda con una seria politica di incentivi, e la Finanziaria già dà qualche segnale: questo aiuterebbe ad accrescere anche la cultura del fare efficientamento».

 

Il provvedimento adottato da San Bonifacio, va ricordato, è meno restrittivo di quello che invece impone l’area dell’agglomerato urbano di Verona: il divieto di circolazione rimane infatti circoscritto alle auto euro 0, 1, benzina; euro 0, 1, 2 diesel; motoveicoli e ciclomotori in circolazione da prima del primo gennaio 2000, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30, escluse le festività infrasettimanali, con diverse deroghe. •

Paola Dalli Cani
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