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16.04.2019

Il parroco crocefisso come Gesù Cristo

Lo hanno percosso, incatenato, flagellato, gli hanno posto sul capo una corona di spine e lo hanno crocifisso. Il protagonista di queste scene è stato il parroco di Arcole, don Diego Castagna, che sabato sera, vigilia della domenica delle Palme, si è prestato a rappresentare Gesù Cristo, come già aveva fatto lo scorso anno. In quasi trecento persone hanno seguito le otto stazioni de «L’Amore è più forte», il titolo della rappresentazione con la regia di Maffeo d’Arcole, che ha allestito con il gruppo Giovanissimi della parrocchia e alcune comparse, cinque scene evangeliche e tre quadri della Via Crucis.

In ciascuna delle otto stazioni, una ragazza ha preso dal luogo dove ci si trovava un’ancora e un ragazzo una lanterna. Le otto ancore e le otto lanterne sono state poste alla fine ai piedi del crocifisso. Spiega Maffeo Burati: «Le ancore sono simboli di salvezza, lanciate all’uomo per redimersi. Quelle ancore che gettano in mare dai piroscafi, dai gommoni e dai barconi di immigrati in cerca di un porto dove attraccare, pronto ad accoglierli. Porti sempre più lontani».

«A illuminare gli uomini c’è il faro, rappresentato dalla lanterna», aggiunge Maffeo, «che illumina i cuori e rischiara le tenebre che offuscano le menti dai mali di oggi, dall’odio e dalle paure». La seconda Via Crucis attualizzata si è avviata dall’oratorio, dov’è avvenuta la chiamata dei discepoli e la sequela dei primi apostoli, con i presenti che portavano in mano una candela accesa. Sono seguite quattro scene con altrettanti incontri tra Cristo e altri protagonisti dei vangeli, interpretati dai giovanissimi. Nello spazio dietro al campanile si è iniziato dall’incontro tra Gesù e il lebbroso, scena sull’emarginazione sociale. In corte Mancassola si è assistito all’incontro tra Gesù e l’adultera, con gli uomini pronti a lapidarla, la scena che ha richiamato la violenza contro le donne. Dentro corte Coeli, a un pozzo vero, Gesù ha dialogato con la Samaritana che ha offerto l’acqua, ma non sapeva da quale dei suoi cinque mariti tornare, scena su chi giudica troppo facilmente l’altro e sul perdono, unica via di salvezza e di cambiamento sociale. Quindi dentro corte Ferroli c’è stato l’incontro tra Gesù e Nicodemo che ha interrogato Cristo di notte, la scena sul tema amato da Maffeo del riconoscersi inferiori a Dio, a non sentirsi onnipotenti. Conclusa la quinta scena, davanti all’Arco dei Croati don Diego Castagna è stato preso dai soldati romani, incatenato e caricato della croce.

All’ingresso della casa di riposo, Gesù è stato giudicato da Pilato: di seguito lo hanno vestito con un mantello porpora, gli hanno messo in mano una canna ed è stato incoronato con la corona di spine. L’ultimo atto si è svolto sul sagrato della chiesa, diventato il Golgota. Qui c’è stata la crocifissione del sacerdote, spogliato delle vesti; la croce di legno è stata issata con delle funi. Davanti a questa scena c’erano le pie donne in lacrime. È suonata anche la campana da morto. Ma la sacra rappresentazione di Maffeo non è finita qui. È intervenuto in scena Giuseppe D’Arimatea che, senza timore di essere giudicato seguace di Gesù, ha fatto deporre dalla croce il parroco, lo ha avvolto in un lenzuolo bianco e di peso, insieme ad alcuni aiutanti, l’ha portato lungo la scalinata e quindi deposto nel sepolcro, rappresentato dalla chiesa. Al posto del macigno, Giuseppe D’Arimatea ha chiuso la porta della chiesa, dove si vivranno le liturgie della settimana santa. «Ho voluto da un lato ampliare la prima esperienza dello scorso anno, con sole tre scene», conclude l’artista Maffeo, «e dall’altro coinvolgere di più i presenti, facendoli riflettere sul mistero della passione e su alcune scene narrate nei vangeli, che sono di grande attualità». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Zeno Martini
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