Il giro del mondo in bici
l’ha fatto per 12 volte

Marco Tosi con la sua bici da corsa e la maglietta dei 500mila chilometri regalatagli dai colleghi
Marco Tosi con la sua bici da corsa e la maglietta dei 500mila chilometri regalatagli dai colleghi
Marco Tosi con la sua bici da corsa e la maglietta dei 500mila chilometri regalatagli dai colleghi
Marco Tosi con la sua bici da corsa e la maglietta dei 500mila chilometri regalatagli dai colleghi

Marco Tosi, 60 anni, ha raggiunto in 28 anni di passione i 500mila chilometri in bicicletta - praticamente dodici volte il giro del mondo - lo scorso 10 ottobre e oggi alle 20.30, nell’auditorium Mario Pigozzi, gli amici dell’associazione Bi@Bike, col patrocinio dell’amministrazione tregnaghese, lo festeggeranno con una serata a lui dedicata, con foto, filmati e racconti di quanti, primi fra tutti l’amico Aldo Ridolfi e il cugino Paolo Tosi, hanno condiviso parte di questi chilometri.

È cominciato tutto con una letterina a santa Lucia che le figlie Francesca ed Elena stavano scrivendo e gli hanno chiesto cosa desiderasse in regalo: «Ho buttato lì, tanto per dire, una bici da corsa, che poi è arrivata davvero e mi sono sentito in dovere di rispettare il regalo», racconta Tosi che da allora ha cominciato ad andare e tornare dal lavoro in bici, partendo da Tregnago alle 4.30 del mattino per essere pronto per il turno delle 6 all’Officina grandi riparazioni di Porta Vescovo delle Ferrovie. Questo fino a un mese fa, quando ha raggiunto la pensione; in ogni stagione, con qualsiasi tempo, faceva 50 chilometri quotidiani d’inverno, ma quando le giornate si allungavano non perdeva l’occasione di prolungare il tragitto sulla strada del ritorno, salendo per il Vajo della Pissarota fino a Velo per poi tornare dall’alta Val d’Illasi, o affondava nelle strade della Bassa prima di girare verso i monti portando i chilometri giornalieri da 50 a 80-100.

Sulla bici ha fari davanti e dietro, luci fisse e intermittenti, fasce catarifrangenti sulle braccia e sulle caviglie, caschetto protettivo, oltre a giubba fluorescente: «A volte ad andare in giro così mi sento come un albero di Natale», dice, ma non rinuncia alla sicurezza, anche perché nonostante queste precauzioni gli incidenti non sono mancati, sebbene non abbia mai avuto gravi conseguenze.

Le ferie, manco a dirlo, tutte in bicicletta, passando mesi a consultare cartine di mezza Europa e studiare posti tappa, tanto che la moglie Graziella era decisa a dar fuoco a tutto, mappe e bicicletta, finché non è stata conquistata anche lei dalla passione di Marco per i pedali, accontentandolo in un viaggio in tandem, prima in Corsica e poi fino a Lourdes.

Ha un quaderno dove ha annotato tutte le tappe, tutti i suoi chilometri, i compagni di strada quando non era in solitaria, con una media di 22mila chilometri all’anno, quanti non riesce a fare in auto: «In bici ci si va prima con la testa e poi con le gambe», ripete, per ricordare che le imprese si costruiscono con la preparazione fisica e mentale, suddividendo la fatica. È stato a Lourdes, (cinque volte), a Fatima, a Medjugorje (due volte), a Parigi e Bruxelles, a Lisbona, a Mont Saint Michel; ha pedalato per 1.104 chilometri in 10 giorni, superando 23mila metri di dislivello sui cento colli dei Pirenei, dopo aver toccato anche i 15 valichi più alti delle Alpi: 18mila metri di dislivello in tutto, affrontati su bici da corsa e sempre con un carico di borse al seguito dai 12 ai 15 chili, che sono diventati 25 quando stava in tandem con la moglie. Ha pedalato anche in Brasile, un migliaio di chilometri in tre settimane con un gruppo di ciclisti oriundi italiani e non poteva mancare nel suo palmarès la classica tra gli estremi, la Randonnée Parigi-Brest-Parigi, 1.230 chilometri no stop conclusa nel 2007, quasi sempre sotto la pioggia e il vento, in 69 ore e 41 minuti.

All’inizio del 2015 aveva impostato il contachilometri a 18.500, quelli che gli mancavano per raggiungere i 500 mila del 10 ottobre e quel giorno gli è arrivata la sorpresa degli amici che lo hanno a- tteso tutti in divisa, con la maglietta e la cifra serigrafata sopra. Oggi con 500mila chilometri percorsi e 210mila metri di dislivello in salita potrebbe dirsi appagato, invece ha ancora due desideri da soddisfare prima di lasciare la bici: «Uno subito ed è ringraziare tutti gli amici che mi sono stati vicini, in particolare Aldo per il quale ho grande riconoscenza; l’ altro di tornare a Lourdes in tandem con Graziella, appena possibile». Stasera ci saranno Andrea Guardini e Mauro Finetto, ciclisti professionisti, i familiari e tanti amici, non tanti quanti i chilometri percorsi ma con la stessa montagna di affetto e simpatia.

Vittorio Zambaldo