La risalita dei contagi

Il Fracastoro riapre l’area Covid 19. «Operatori stremati»

L’ingresso del pronto soccorso del Fracastoro di San Bonifacio FOTO DIENNEFOTOIl manifesto per i pazienti
L’ingresso del pronto soccorso del Fracastoro di San Bonifacio FOTO DIENNEFOTOIl manifesto per i pazienti
L’ingresso del pronto soccorso del Fracastoro di San Bonifacio FOTO DIENNEFOTOIl manifesto per i pazienti
L’ingresso del pronto soccorso del Fracastoro di San Bonifacio FOTO DIENNEFOTOIl manifesto per i pazienti

L’ospedale Fracastoro di San Bonifacio non ha tregua. Mentre il Pronto soccorso attraversa di nuovo situazioni di sofferenza, la direzione si trova nelle condizioni di dover riaprire anche posti letto per pazienti affetti da Covid 19. Saranno 14, di area medica ordinaria e nella Week - Covid 19. Verranno attivati (a dimissione dei pazienti negativi ora ricoverati) entro la fine della settimana.

A questa decisione Paolo Montresor, direttore medico del Fracastoro (oltre che del Magalini e dell’Orlandi) e dei distretti 1 e 2, è stato costretto al fine di decongestionare anche il pronto soccorso dell’ospedale di San Bonifacio. Si legge nel provvedimento: «Bisogna assicurare la possibilità di trasferire in area a minore intensità di cura i pazienti ricoverati presso l’attuale Unità di terapia intensiva Covid 19 e terapia semintensiva Covid 19, attive dal primo gennaio». Fino a questo momento la gestione dei pazienti con Covid 19 si giocava infatti tra pronto soccorso, terapia intensiva e sub intensiva: situazione diventata insostenibile sia per i numeri (18 pazienti ieri, suddivisi tra area non critica e terapia intensiva) che per l’emergenza nell’emergenza che stanno vivendo tutti i pronto soccorso, San Bonifacio incluso, a causa degli accessi impropri. «I pronto soccorso sono affollati da pazienti in codice bianco e verde che non sono in situazione di reale emergenza e possono trovare risposta nei servizi territoriali. Se proprio dovete andarci», è l’appello che gli operatori della medicina di emergenza urgenza affidano a Stefano Gottardi (segretario provinciale della Uil-Funzione pubblica), «consultate la App Info pronto soccorso della Regione Veneto e optate per quello meno affollato». Poi c’è il problema di chi è sintomatico e decide di propria iniziativa di andare al pronto soccorso, tanto che ieri, fuori da quello del Fracastoro, sono ricomparsi i cartelli rossi che invitano a contattare prima di tutto i medici di famiglia. Stop agli accessi impropri per ridurre tempi di attesa che con codici bianchi sarebbero lunghissimi, contenere al massimo gli assembramenti, scongiurare il rischio contagio in ambiti in cui il Covid 19 è presente e gestito.

Denuncia Gottardi: «Gli operatori sanitari sono prostrati fisicamente perché sempre impegnati anche a coprire le assenze dei positivi, e psicologicamente perché hanno un vissuto pesantissimo lungo ormai due anni: siamo molto preoccupati perché il contagio rischia di allargarsi e, quindi, potrebbero saltare ferie che sarebbero vitali per mantenere l’equilibrio psicofisico. Ora è la popolazione a dover fare, responsabilmente, la sua parte». Ieri alle 17.37 c’erano 38 pazienti al pronto soccorso sambonifacese: 19 erano codici bianchi, 6 verdi. Vicino agli operatori che in due anni non hanno mai abbandonato la prima linea al Fracastoro si dice anche il sindaco di San Bonifacio Giampaolo Provoli: «Ringrazio i sanitari tutti che oggi vivono la fatica aggiuntiva di non essere più considerati eroi ma spesso bersaglio delle frustrazioni delle persone», denuncia. Aver perduto la connotazione no Covid dell’ospedale «è un brutto segnale», prosegue il primo cittadino, «perché è la traduzione della crescente pressione della malattia ma è giusto che anche il Fracastoro faccia la sua parte in un’Ulss dove ci sono ospedali in sofferenza. Sono però arrabbiato se rifletto sul fatto che gran parte di chi necessita di ricovero per Covid 19 non è vaccinato e ciò si traduce nella limitazione delle prestazioni importanti per tutti gli altri ammalati e nella ulteriore paralisi delle liste d’attesa». I 14 posti letto Covid 19 deriveranno dalla riconversione di 20 posti di area medica (che quindi libereranno le necessarie maggiori risorse infermieristiche) e la responsabilità della riattivata area Covid andrà in capo a Gian Maria Bulighin, direttore del dipartimento internistico. •.

Paola Dalli Cani