La guerra in Ucraina

Il diario dei veronesi da Uzhorod: «Noi, nove volontari nella città allo stremo»

Suor Rosalba, la religiosa che giovedì notte aveva accolto in Romania con i bigoli i volontari dall’onlus La Sfera
Suor Rosalba, la religiosa che giovedì notte aveva accolto in Romania con i bigoli i volontari dall’onlus La Sfera
Sfera Onlus a Uzhorod

 

Sembra più lunga la strada del ritorno: 1.235 chilometri che oggi, in questa domenica pomeriggio di marzo, sono densi di immagini, suoni, voci, ricordi, emozioni. I quattro mezzi della colonna mobile sono di nuovo sulle autostrade ungheresi: abbiamo lasciato Baia Mare stamattina. Un abbraccio a suor Rosalba, questa suora col piglio da alpino che giovedì notte ci ha accolti in Romania coi bigoli: siamo partiti da San Bonifacio, la notte dello scorso mercoledì, perché da lei dovevamo arrivare. Un amico aveva questo contatto importante, per via della lingua innanzi tutto, ma poi perché suor Rosalba è in Romania da più di vent’anni e nella sua struttura vicina all’ospedale di Baia Mare accoglie e assiste molti profughi ucraini in fuga. 
L’abbiamo organizzata per questo, noi della Pubblica assistenza Sfera-Onlus, questa spedizione: due giorni appena, il tempo di avere i nulla osta. Poi, con una mobilitazione straordinaria, abbiamo messo insieme due camion di aiuti quando pensavamo di riuscire a caricarne appena uno. Bella sorpresa, la solidarietà, che ci ha costretti a cercare un secondo camion nel cuore della notte ma pure un autista soccorritore in più: meno male che si è reso disponibile Eduard Sarbu, volontario nato in Romania che è stato il nostro uomo-immagine quando ieri una troupe della tv pubblica rumena ha realizzato un servizio sulla consegna degli aiuti ad Uzhorod, in Ucraina. Ma pensa te: pure in territorio di guerra siamo finiti! È stata una fortuna non riuscire a rinnovare la carta di identità e quindi viaggiare col passaporto: solo per questo io, Eduard, Giulia Stella ed Alessandro Marrali, che pure avevano con sé questo documento, abbiamo potuto comporre ieri la squadra che con sei volontari tra Croce rossa rumena e Croce rossa ucraina, ha percorso i 171 chilometri tra il confine rumeno-ucraino di Sighetu Marmatiei, dove per una giornata abbiamo accolto e prestato aiuto a chi scappava, e Uzhorod, questa città in ginocchio nel Nord-Ovest dell’Ucraina. Ha voluto così suor Rosalba, perché oltre confine gli aiuti ai profughi ci sono ma gli ucraini sono allo stremo. Nessuno può portare aiuti: per via della Croce rossa ci si riesce. 

 

Colonna mobile Sfera


Paura? No, tensione. Io sono fatto alla mia maniera, non cerco rapporti stabili perché se rischio non voglio seminare sofferenze: ma ho i ragazzi...e dopo due giorni li vedo sempre più appartati, pensierosi, come se avessero sulle spalle un peso enorme. 
Le lacrime delle donne che hanno lasciato sul confine mariti, fratelli, padri non le dimenticheremo mai, come quei punti di distribuzione aiuti che sono al tempo stesso il simbolo della solidarietà e quello della catastrofe umanitaria. E poi i bambini: non avrei mai immaginato che il tavolo della nostra unità mobile potesse diventare un fasciatoio! Cosa resterà, dentro di loro, di questo strappo agli affetti, alla propria terra e lingua, al calore della loro casa…. Basta Mike, avanti! 
Fabio Spiller, Federico Varrazzo, Denis Cometto, i Ciresola’s brothers, cioè Luca e Andrea sono straordinari: il rumeno o il russo non sono così assonanti con l’italiano ma si trova la via per capirsi. Nasce così un progetto col distaccamento dei vigili del fuoco di Sighetu Marmatiei e la Croce rossa rumena: c’è una donna in avanzato stato di gravidanza bloccata a Leopoli, un anziano diabetico che ha bisogno, come un coetaneo cardiopatico, di cure ospedaliere. Potremmo pensarci noi, con un altro viaggio a brevissimo: i trasporti sanitari, del resto, li facciamo da sempre e in andata potremmo riempire i mezzi con materiale sanitario e per la prima infanzia, le cose di cui c’è vitale bisogno. Ma sì, dai, finché Luca guida io faccio un post sulla nostra pagina Facebook così la raccolta la cominciamo subito. Speriamo arrivino anche donazioni in denaro, perché se le nostre ore sono gratis, il gasolio no. Che roba, ieri: svuotare il camion ad Uzhorod «hand to hand to hand»: meno male che a George, volontario della Croce rossa rumena, è venuto in mente come si diceva! Grabonos, c’è un autogrill: ragazzi fermiamoci che il caffè ci sta, anche se la voglia di espresso ce la teniamo. Dai, che stasera siamo a casa. 

 

 

Michele Dal Magro - presidente della Pubblica assistenza Sfera-Onlus