SAN GIOVANNI ILARIONE

Il canto delle racole
anima il Venerdì santo

Alle 12 precise di ieri, sotto lo sguardo del parroco, gli «strumenti» hanno iniziato a suonare
Il gruppo anziani impegnato a suonare le racole
Il gruppo anziani impegnato a suonare le racole
Il gruppo anziani impegnato a suonare le racole
Il gruppo anziani impegnato a suonare le racole

Quella storica ha 124 anni, quella che è destinata a tenere viva per tantissimo tempo la tradizione solo qualche settimana: l'oggetto di cui parliamo è la racola, l'oggetto con manico di legno girevole capace di produrre un suono assordante con gli scatti di una ruota dentata.
A San Giovanni Ilarione lo «strumento» fa rima, da qualche anno, con due cose: venerdì santo e un quartetto (allargatosi negli anni) di baldanzosi nonnetti determinati a non far perdere al paese una delle tradizioni più antiche.
È proprio quella delle racole del venerdì santo, quelle che fino agli anni Trenta del Novecento venivano «suonate» sul sagrato della chiesa al termine della Via Crucis.
Da quando gli anziani hanno ripreso il rito lo hanno anticipato a mezzogiorno, e anche ieri si sono dati appuntamento al cospetto del campanile: c'erano Pietro Pandian (88 anni) con la moglie Silvia Lovatin (80), Francesco Biondaro (85 anni, in rappresentanza anche dei fratelli Angelo di 94 e Giuseppe di 99, assenti per acciacchi dell'età), Angelo Colognato (83 anni), il «bocia» Augusto Gambaretto di 67 anni, Antonietta Cengia di 79 ed Angiolino Veratti di 82.
A mezzogiorno preciso, sotto l'occhio del parroco don Elio Nizzero, il canto delle racole si è levato dalla piazza con Silvia e Francesca ritrovatesi a far le vallette di questo rumoroso siparietto.
Pandian ci ha dato dentro con la sua racola «firmata», cioè quella costruita nel 1890 e appartenuta a suo zio Alessandro, quel ragazzo ribelle e sfrontato che assunse per primo la direzione del quotidiano L'Arena.
Non ha voluto esser da meno Gambaretto che fu tra i promotori della rinascita delle «racole del venersì santo» qualche anno fa, e quest'anno si è presentato sul sagrato con una racola in ciliegio che si è costruito da solo.
Secondo la tradizione, le racole risuonavano in paese allo spegnimento dell'ultima candela della veglia e nel giorno della vigilia le ore venivano scandite da una grande racola posizionata direttamente sul campanile.

Paola Dalli Cani

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