La testimonianza

«Ho fatto AstraZeneca con il lotto ritirato e sto bene. Vaccinarsi è l'unica soluzione»

Germano Burro
Germano Burro

Come sta oggi? «Bene. Ho un po’ di male alle ossa, poche linee di febbre: i tipici sintomi del malessere influenzale. Ma so che è normale, ci sono passati anche altri colleghi che si sono vaccinati prima di me».

Germano Burro, 52 anni, è capogruppo di minoranza nel Comune di Mezzane ma, soprattutto, è insegnante di italiano e latino in un liceo del Bresciano. E, come tutti gli insegnanti, anche lui nei giorni scorsi ha ricevuto “la chiamata” per la prima dose di vaccino. Così giovedì alle 14 si è presentato alla Fondazione Poliambulanza, una delle maggiori strutture ospedaliere bresciane, per l’iniezione di Astrazeneca. Il lotto, ABV2856, era lo stesso che proprio in quei minuti veniva ritirato in via precauzionale dal mercato. Nelle ore precedenti infatti due uomini, Stefano Paternò, 43 anni, e Davide Villa, 50 anni, erano deceduti per cause ancora da chiarire dopo che erano state somministrate loro dosi che riportavano proprio quel codice. «Della loro morte avevo saputo ancora prima di andare in ospedale. Ma non avevo certo pensato che il numero di lotto potesse essere lo stesso, non mi aveva sfiorato l’idea».

Una volta tornato a casa, Burro ha preso una Tachipirina, come le era stato suggerito dai sanitari, «e ho continuato a lavorare, avevo anche una riunione online». Poi la “bomba” è scoppiata nel pomeriggio, sulla chat di Whatsapp della quale il docente fa parte insieme ad altri colleghi di scuola. «Alcuni professori che erano stati vaccinati con me o nei giorni precedenti», racconta, «hanno fatto notare che il lotto del loro vaccino era lo stesso che in quelle ore veniva sospeso. La notizia stava iniziando a girare, quindi sono andato a controllare anche io il certificato che mi era stato rilasciato dall’ospedale». Il documento riporta infatti i dati del veronese, la data dell’11 marzo, attestando che «il signore ha ricevuto la prima dose di vaccino AstraZeneca» e specificando il «numero lotto dose 1: ABV 2856_12». Ha avuto paura? «In realtà ho sentito colleghi che erano molto preoccupati, benché nessuno di noi abbia avuto delle reazioni pesanti dopo la somministrazione della dose. Diversi hanno dovuto fare i conti con qualche fastidio, tipico del malessere influenzale, ma nulla di grave. Tuttavia io sono sereno, sinceramente quanto mi è successo non mi preoccupa: ho deciso di vaccinarmi consapevole dei rischi che potevano esserci in questa strada ancora poco battuta. Nei giorni precedenti», racconta ancora il professore, «ci ho pensato molto e, convinto che fosse opportuno avere le idee chiare, ho letto parecchie cose, di posizioni pro e contro i vaccini. Ho letto anche materiale dei no vax», ammette sorridendo, «ma ero già dell’idea di vaccinarmi: non c’è altro modo per tornare alla normalità». Una convinzione alimentata anche da quanto visto, sentito e vissuto in questi ultimi mesi a Brescia, una delle zone più colpite della pandemia. «Il Covid», dice, «ha portato via molte persone a me care. Ho visto anche il dolore negli occhi dei miei studenti, tutte le volte che perdevano nonni o zii a causa della pandemia». Fra quattro o al massimo otto settimane Burro sarà chiamato per la seconda dose e lo ammette, non vede l’ora. «Vaccinarsi è l’unico modo per tornare a vivere senza tutte queste limitazioni», dice, facendo riferimento anche alle difficoltà della didattica a distanza con la quale anche lui deve fare i conti ogni giorno «rendendomi conti dei danni che provoca su alcuni dei miei ragazzi. Il contatto umano è fondamentale. Ecco perché», conclude, «oggi non ho paura: le esitazioni sono state abbattute con la scelta di vaccinarmi. Credo che ben altra sia la preoccupazione di chi ha un parente, magari più giovane di me, in ospedale per Covid».

Francesca Lorandi