Il racconto degli studenti del pullman andato a fuoco

«Guarda mamma, l'autobus brucia. Oggi niente scuola». La videotelefonata di Alex

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Da sinistra Daniele, Alex, Andrea, Elia e Mirco, gli studenti che erano sul bus che ha preso fuoco
Da sinistra Daniele, Alex, Andrea, Elia e Mirco, gli studenti che erano sul bus che ha preso fuoco
Autobus a fuoco: il video in diretta

«Sono stati attimi di panico e di terrore interminabili con il fuoco sotto e il fumo che avanzava...»: il giorno dopo Daniele, Alex, Andrea, Elia e Mirco si raccontano, si guardano, sorridono. Hanno 16 o 17 anni, abitano a San Giovanni Ilarione e sono cinque dei quattordici studenti che venerdì mattina erano sull’autobus di linea Atv Verona che in pochi minuti in località Bacchi di Vestenanova si è trasformato in una torcia. Ne sono usciti tutti sani e salvi.

Le cause dell’incendio del mezzo a gasolio sono ora al vaglio degli inquirenti, ma inquieta il pensiero di che cosa sarebbe potuto accadere in quei minuti preziosi se l’evacuazione non fosse stata tempestiva e si fossero bloccati i dispositivi di apertura delle porte. «È stato bravo Gianluca (Lovato, ndr) l’autista. Non ha perso tempo. Ha preso l’estintore in adozione sul pullman e ha tentato di spegnere il fuoco che veniva da sotto. Un puff e basta, come se gli avesse fatto il solletico. Subito le fiamme hanno ripreso più forte di prima», raccontano i ragazzi che per ironia della sorte si sono ritrovati su quell’autobus all’ora in cui sarebbero dovuti essere ormai a scuola a Trissino, nel Vicentino.

È andata bene, visto il concatenarsi di coincidenze avverse: a Chiampo non erano scesi per prendere la “corriera vicentina” (come la chiamano loro) che va a Trissino, perché la stazione era occupata dalle giostre: «Andiamo ad Arzignano e la prendiamo lì», si erano detti. Ma il ritardo poi accumulato ha fatto sì che giunti ad Arzignano, per un soffio, perdessero anche quella coincidenza. Non restava altro da fare che tornarsene a casa. Il resto è la cronaca di un evento che loro stessi hanno reso mediatico filmando e fotografando ogni attimo del pullman che bruciava sopra Mistrorighi, a pochi passi dal confine tra le province di Verona e Vicenza.

«Appena tirato il fiato e sicuri di esserci tutti lassù sul prato, in sicurezza, abbiamo telefonato a casa». Perché il primo pensiero, nei momenti di batticuore, vola alla mamma. «Io ho fatto una videochiamata», racconta Alex, «e le ho detto: Guarda mamma che oggi non vado a scuola! E senza lasciarle il tempo di farmi mille domande ho girato il cellulare mostrandole la corriera a fuoco. È rimasta impietrita. L’ho rigirato poi su di me per confermarle che ero vivo e tutti stavamo bene».

«Sì, si sono tutti preoccupati nel sentire cosa stava succedendo», incalza Mirco, «ma li abbiamo rassicurati che stavamo bene e non c’era motivo di stare in ansia».

«L’odore di bruciato che quel mattino ogni tanto si sentiva pensavamo fosse causato dall’impianto di riscaldamento che funzionava a tratti», «Il clacson, i fari e le grida di un signore su un’auto rossa hanno fatto scattare l’allarme», aggiungono Elia e Andrea.

Nelle quarantott’ore successive al rogo i ragazzi hanno raccontato infinite volte il precipitare della situazione, la corsa fuori dal pullman e le gesta di Gianluca l’autista-eroe che ha avuto il coraggio di risalire e controllare che tutti i sedili fossero vuoti. «Il momento più brutto è stato quando son saltati in aria come bombe gli pneumatici e il serbatoio. Da paura». rimarca Daniele. «Ho chiamato mia mamma che è partita subito per venire a vedere se stavamo tutti bene».

La settimana scolastica si è fatta così più corta del solito per i quattordici ragazzi che a Chiampo e a Trissino studiano per diventare tecnici nel settore della meccanica. Chi abita a San Giovanni prende l’autobus di linea Atv Verona delle 6.45 che lo porta a Vestenanova, Chiampo, Arzignano. Prende poi quello della Svt Vicenza per arrivare a Trissino verso le 8.30. Aggiungendo i percorsi per raggiungere le fermata sono due ore al mattino e altrettante al rientro, di viaggio ogni giorno. Non è una passeggiata. 

Mariella Gugole